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Oracle Fusion Claw: gli agenti AI passano dai consigli ai fatti

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Le aziende che adottano l’intelligenza artificiale vogliono risultati tangibili, gli investitori pretendono un ritorno e Wall Street osserva con attenzione sia le promesse sia i fondamentali. Proprio in questo clima Oracle riposiziona il proprio software gestionale per le imprese e lo trasforma in una piattaforma di agenti di intelligenza artificiale pensati per entrare nei processi di ogni giorno: contabilità, buste paga, turni, acquisti, logistica e vendite. Il gruppo, diventato un simbolo dell’infrastruttura su cui gira l’AI grazie ai massicci investimenti nei datacenter, ha scelto l’AI World di Las Vegas per presentare la novità.

Il cuore dell’annuncio si chiama Fusion Claw. È un motore che consente agli agenti di Fusion, la suite di applicazioni gestionali in cloud della casa americana, non soltanto di analizzare e suggerire ma di svolgere il lavoro vero e proprio, sempre all’interno di regole e soglie di approvazione stabilite dall’azienda. Le applicazioni agentiche pronte all’uso sono 75 e 25 di queste sfruttano già Claw. Secondo Chris Leone, executive vice president Applications Development, sono disponibili da subito. Anche l’accesso diventa più immediato perché d’ora in avanti si potrà usare ChatGPT come porta d’ingresso al gestionale.

Dalla finanza ai turni, ecco dove lavorano gli agenti

Durante i keynote sono andate in scena diverse dimostrazioni pratiche. Tra i clienti c’era Burger King Italia, che con le tecnologie Oracle sta sperimentando tre agenti dedicati alla disponibilità dei prodotti, alla prevenzione delle perdite e alle contestazioni sulle consegne, verificate confrontando la foto dell’ordine in uscita con quella scattata dal cliente. In generale gli ambiti scelti sono quelli in cui si concentra il lavoro ripetitivo ma specialistico. In finanza l’applicazione Ledger sorveglia saldi e registrazioni, riconcilia le partite tra società del gruppo e prepara la documentazione per la chiusura dei conti. Nelle risorse umane gli agenti riorganizzano i turni quando qualcuno si ammala, controllano le buste paga e rispondono ai dipendenti su ferie e straordinari. Nella supply chain allocano materiali e capacità produttiva quando scarseggiano, consolidano le spedizioni per abbattere i costi di trasporto e scovano gli acquisti fatti fuori contratto. Su vendite e assistenza ridisegnano i territori commerciali, intercettano i problemi di servizio prima che esplodano e dimensionano le squadre di tecnici sul campo.

«Finora l’AI è stata usata per assistere il lavoro» ha spiegato Leone. «Ora verrà usata per farlo». E senza orari, perché secondo il manager un sistema che smette di inseguire un obiettivo alle cinque del pomeriggio, quando il dipendente torna a casa, significa non assumersi la responsabilità di quel risultato. Il coamministratore delegato Mike Sicilia, nel keynote d’apertura, ha sostenuto che l’AI dovrebbe permettere di non pensare quasi più al software. «Perché qualcuno dovrebbe navigare sei sistemi per fare una cosa sola?».

Architettura a strati, risparmio di token e responsabilità

L’utente non apre più menu e maschere ma descrive cosa vuole ottenere. Lo fa da Agentic Home, la nuova schermata iniziale di Fusion, disponibile anche come app per smartphone con comandi vocali per le «decine di milioni» di persone che non passano la giornata davanti al pc, come tecnici, commessi, infermieri e magazzinieri. A raccogliere le richieste è Fusion Companion, una specie di centralino intelligente che sa chi è l’utente e cosa è autorizzato a fare. Smista il lavoro verso una semplice transazione come una richiesta di ferie, verso un’applicazione agentica costruita attorno a un obiettivo («spedire in tempo al minor costo») che lavora in continuo oppure, per i compiti più lunghi e complessi, verso Fusion Claw. Tutto avviene sui dati del gestionale.

Un agente che interroga il modello linguistico record dopo record costa parecchio e su grandi volumi sbaglia di più. Per questo la soluzione di Oracle separa il ragionamento dall’esecuzione e risparmia token, la moneta dell’AI. Il modello pianifica e scrive la logica, poi il calcolo passa a sistemi tradizionali. I token si consumano solo nella fase di ragionamento e il sistema prende appunti sui percorsi già seguiti. Nei test interni, secondo l’azienda, il tempo di ragionamento nelle esecuzioni successive scende fino al 50%.

Più autonomia però richiede più garanzie. «Più intelligenza artificiale non significa meno controlli» ha ribadito Sicilia. «È la fiducia che permette all’AI di funzionare». Ogni esecuzione di Claw avviene dentro un perimetro di policy, soglie di approvazione e procedure definito dall’azienda e produce una «ricevuta» che indica chi ha deciso cosa, su quali dati e con quali alternative. Se un agente sbaglia, a risponderne secondo Leone è la persona che definisce governance, policy e autorità. «Mettiamo una gabbia di controllo attorno all’agente. Non può agire al di fuori dell’autorità delegata». Se la gabbia si rompe la colpa è dello sviluppo, mentre se l’errore avviene restando dentro le regole la responsabilità ricade su chi le ha scritte. «È un problema di ingegneria, non un problema di persone».

Conti in crescita ma il titolo soffre

Mercoledì, sempre all’AI World, il gruppo terrà l’investor day. Nel primo trimestre fiscale, chiuso ad agosto, i ricavi sono saliti del 30% a circa 16,6 miliardi di euro e l’utile netto del 60% a circa 4 miliardi di euro. Nell’ultimo anno il titolo ha però perso più della metà del suo valore perché il mercato teme il costo della corsa ai datacenter. Gli agenti servono anche a dimostrare che per Oracle l’AI genera ricavi e non solo spesa. Come ha detto Sicilia, «l’obiettivo non è più AI nelle aziende, ma aziende capaci di fare di più».

Fonte: TecnoAndroid

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