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Le truffe phishing hanno segnato in modo pesante il terzo trimestre del 2026 e adesso esiste una mappa piuttosto precisa dei marchi che i cybercriminali preferiscono copiare. A tracciarla è stato il team di Check Point Research, realtà di primo piano nel campo della sicurezza informatica, che ha individuato i nomi dietro cui si nascondono più spesso le email fraudolente. Si tratta di aziende familiari, quelle a cui si concede fiducia quasi in automatico e di cui difficilmente si dubiterebbe davanti a un messaggio appena arrivato nella casella di posta.
David Gubiani, Regional Director SE EMEA Southern di Check Point, ha descritto con parole molto chiare il momento attuale: “Il phishing dei marchi sta entrando in una nuova fase. Gli autori degli attacchi continuano a sfruttare la fiducia riposta nelle piattaforme tecnologiche che le persone utilizzano quotidianamente, ma seguono gli utenti anche nell’ambito dell’intelligenza artificiale e degli strumenti di sviluppo, andando oltre il semplice furto di password per convincere le vittime a eseguire comandi pericolosi o a installare autonomamente software di accesso remoto”.
Il quadro si complica ulteriormente con l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, che permette di sfornare in grande quantità messaggi credibili e siti clonati quasi impossibili da distinguere dagli originali. Per questo le organizzazioni hanno bisogno di difese capaci di proteggere tanto la posta in arrivo quanto la navigazione sul web in generale. C’è poi un altro elemento da non sottovalutare: le email di phishing sono ormai in grado di ingannare persino gli agenti di intelligenza artificiale. Se a questo si aggiunge l’imitazione di un brand famoso, il pericolo di finire nella rete dei truffatori online cresce parecchio.
Microsoft resta il bersaglio preferito, Apple e Google completano il podio
Secondo l’analisi, i brand più imitati dai criminali digitali sono dieci in tutto, ciascuno con un peso diverso. In cima alla graduatoria ci sono tre colossi che praticamente tutti usano ogni giorno. Microsoft si conferma ancora una volta il marchio più sfruttato in assoluto ed è coinvolto nel 33% degli attacchi registrati.
Il distacco con chi insegue è notevole. Apple occupa la seconda posizione con l’8% e Google si piazza subito dietro, con la stessa quota dell’8%. A preoccupare gli esperti è soprattutto la tendenza in atto, perché “gli attaccanti stanno espandendo il proprio raggio d’azione dalle piattaforme tecnologiche e social affidabili verso l’intelligenza artificiale e gli strumenti di sviluppo”. Il settore tecnologico rimane comunque il più colpito in assoluto, seguito dai social network e dalle truffe a tema bancario.
La classifica completa dei marchi sfruttati dai truffatori
Ecco come si distribuiscono i dieci nomi più utilizzati nelle campagne di phishing del trimestre, con la relativa variazione rispetto alla rilevazione precedente:
- Microsoft: 33% (posizione invariata)
- Apple: 8% (in salita di 2)
- Google: 8% (posizione invariata)
- LinkedIn: 6% (in calo di 2)
- Amazon: 4% (posizione invariata)
- YouTube: 3% (in salita di 5)
- Facebook: 2% (posizione invariata)
- Dropbox: 2% (in salita di 10)
- WhatsApp: 1% (in calo di 1)
- Adobe: 3,8% (in calo di 4)
Scorrendo la lista salta subito all’occhio il balzo di Dropbox, che guadagna ben dieci gradini e si inserisce al fianco di Facebook con il 2%. Anche YouTube compie un passo avanti deciso, risalendo di cinque posizioni fino al 3%. Va invece in direzione opposta LinkedIn, che scende di due gradini ma resta comunque appena fuori dal podio con il 6%. Amazon e Facebook mantengono le rispettive posizioni, mentre WhatsApp perde una casella e chiude con l’1%. Adobe, infine, arretra di quattro posizioni nella classifica stilata dagli esperti di Check Point Research.
Fonte: TecnoAndroid


