OpenAI ha messo nero su bianco la sua intenzione di approdare in borsa, e nelle ultime ore sono spuntati dettagli piuttosto interessanti su come stia procedendo questo percorso. Niente di sorprendente, in fondo: che l’azienda guidata da Sam Altman puntasse a una quotazione era ormai un fatto noto. Quello che cambia adesso è la concretezza del passaggio, perché con una nota pubblicata sul proprio sito ufficiale la società ha confermato di aver depositato in via riservata un modulo S-1 presso la Securities and Exchange Commission, l’ente che negli Stati Uniti vigila sui mercati finanziari.
Perché OpenAI ha scelto di parlare adesso
La decisione di rendere pubblico il deposito non nasce da chissà quale strategia di marketing. Il ragionamento, raccontato dalla stessa azienda, è abbastanza terra terra: prima o poi la notizia sarebbe filtrata comunque, quindi tanto valeva giocare d’anticipo ed evitare che le solite indiscrezioni alimentassero speculazioni difficili da gestire. Una mossa difensiva, più che altro.
Detto questo, sulle tempistiche non c’è ancora nulla di deciso. OpenAI ha tenuto a precisare che la cosa potrebbe richiedere del tempo, e il motivo è semplice: ci sono progetti in cantiere che, almeno per ora, risultano più facili da portare a termine restando una società privata. Insomma, nessuna fretta apparente, anche se l’azienda ha lasciato uno spiraglio aperto, ammettendo di trovarsi davanti a una serie complicata di compromessi. Se la quotazione in borsa dovesse rivelarsi la scelta migliore, potrebbe anche arrivare prima del previsto.
I numeri in gioco e l’interesse dell’Amministrazione Trump
C’è poi tutta la questione dei conti, che diventerà inevitabilmente di dominio pubblico man mano che ci si avvicina all’offerta pubblica iniziale. Giornalisti e analisti finanziari avranno modo di mettere il naso nei bilanci dell’azienda, la cui valutazione di recente sarebbe lievitata oltre gli 850 miliardi di dollari, vale a dire qualcosa come 780 miliardi di euro. Cifre che danno l’idea di quanto sia diventata pesante OpenAI nel panorama tecnologico mondiale.
A rendere il quadro ancora più intricato ci sono le voci circolate negli ultimi giorni dagli Stati Uniti, secondo cui l’Amministrazione Trump avrebbe intenzione di acquisire una partecipazione nell’azienda. Un’operazione su cui Sam Altman lavorerebbe da oltre un anno, segno che certe trattative hanno tempi lunghi e dinamiche tutt’altro che lineari.
Il settore dell’intelligenza artificiale si fa intanto sempre più affollato e competitivo, con concorrenti che spingono forte e una corsa alle valutazioni miliardarie che non accenna a rallentare. In questo scenario OpenAI sembra voler arrivare attrezzata alle sfide dei prossimi anni, che si annunciano tutto fuorché morbide. Il deposito del modulo S-1, in fin dei conti, è proprio un tassello di questa preparazione: un modo per tenere aperta la porta della borsa senza per forza varcarla subito.