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Il chip che muove la nuova generazione di Pixel 11 è finalmente uscito dalla zona d’ombra, almeno per quanto riguarda il nodo produttivo. Google ha chiarito che il Tensor G6, presente su tutti e quattro i modelli della gamma, nasce negli stabilimenti TSMC ma non sfrutta il processo a 2 nanometri che in molti davano per scontato. Una precisazione arrivata quasi di sponda, perché l’azienda non aveva mai comunicato ufficialmente il dettaglio tecnico, lasciando spazio a un’aspettativa che ora viene ridimensionata.
La chiarezza è arrivata durante la presentazione taiwanese di Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold. Sul palco il vicepresidente hardware di Google, Peng Yu-jun, ha spiegato che TSMC ha lavorato su una versione evoluta del processo a 3 nanometri. Non un nodo nuovo di zecca, quindi, ma una variante affinata di una tecnologia già collaudata. Il che, tradotto in termini pratici, significa puntare su maturità e resa produttiva invece che sull’inseguimento del numero più basso possibile sulla scheda tecnica.
Tensor G6, una collaborazione costruita sul territorio
Il dirigente ha insistito su un punto che dice molto del modo in cui Google ha costruito questo processore: lo sviluppo del Tensor G6 ha richiesto una collaborazione strettissima con la filiera locale taiwanese. Il team del chipmaker ha avuto un ruolo di peso non solo nella fabbricazione, ma anche nelle fasi di integrazione e ottimizzazione del chip. Un lavoro fatto a quattro mani, insomma, dove il confine tra chi progetta e chi produce diventa più sfumato di quanto si immagini.
Taiwan, del resto, non è più soltanto la fabbrica del mondo per quanto riguarda i semiconduttori. Secondo quanto dichiarato durante l’evento, l’isola ospita oggi il più grande centro di ricerca e sviluppo di hardware e infrastrutture per l’intelligenza artificiale che Google possiede fuori dagli Stati Uniti. Una concentrazione di competenze che spiega bene perché la presentazione di una gamma di smartphone globale sia passata proprio da lì, con un peso simbolico che va oltre la semplice tappa di un tour promozionale.
Prezzi delle memorie, il nodo che riguarda tutto il settore
L’altro tema toccato durante l’incontro riguarda una questione che sta mettendo in difficoltà l’intera industria: l’aumento dei prezzi delle memorie. Non è un problema che tocca soltanto Google, ma qualcosa che si riflette a cascata su ogni produttore di dispositivi mobili, con effetti che prima o poi finiscono sul cartellino esposto al pubblico.
Su questo fronte c’è però una nota che va segnalata. Alcuni modelli di Pixel 11, a parità di configurazione di memoria, non hanno subito rincari rispetto alla generazione precedente. Un risultato tutt’altro che banale in un momento in cui le pressioni sui costi dei componenti sono così forti. La strategia dichiarata da Google per contenere questa dinamica passa da un concetto che il produttore ripete da tempo: l’efficienza del sistema, intesa come capacità di far rendere al meglio le risorse disponibili invece di aggiungerne sempre di più.










