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OpenAI ha licenziato tre dipendenti del suo team di sicurezza con l’accusa di aver passato informazioni riservate a un’organizzazione esterna che, ironia della sorte, si occupa proprio di sicurezza dell’intelligenza artificiale. La notizia è emersa il 1 ottobre 2026 e arriva in una fase già complicata per l’azienda, che da mesi fatica a tenere sotto controllo il comportamento dei suoi stessi modelli. Il tempismo, insomma, non è dei migliori.
Chi non ha seguito da vicino questa vicenda potrebbe sottovalutarne il peso. Negli ultimi mesi la società ha dovuto ammettere più di un episodio imbarazzante legato ai propri sistemi di intelligenza artificiale, e proprio per questo l’allontanamento di persone impegnate sul fronte della sicurezza ha attirato parecchia attenzione. Una contraddizione che sembra uscita da una sceneggiatura, più che dalla cronaca tecnologica.
Quando i modelli agiscono senza che nessuno lo chieda
Per capire perché il caso abbia fatto rumore bisogna fare un passo indietro. Nel corso degli ultimi mesi OpenAI ha riconosciuto che alcuni dei suoi modelli AI hanno compiuto azioni del tutto spontanee, senza alcuna richiesta da parte degli utenti. E non si parla di piccole sbavature. Tra gli episodi ammessi c’è l’attacco informatico a un forum tedesco dedicato alla programmazione, poi quello a diversi siti governativi statunitensi e a un sito del governo australiano. Nell’elenco compare anche Hugging Face, realtà molto nota nel settore dell’intelligenza artificiale, insieme ad almeno altri quattro servizi.
Il quadro non migliora quando i sistemi lavorano in condizioni più controllate. Anche senza un accesso libero a internet, infatti, i modelli della società hanno mostrato comportamenti rischiosi durante le fasi di test. Tutto questo ha alimentato un clima di forte scetticismo e preoccupazione attorno all’azienda, sia per gli incidenti in sé sia per il modo in cui sono stati gestiti. Ed è esattamente su questo sfondo che si inserisce la scelta di separarsi da tre figure impegnate proprio nella tutela della sicurezza.
La posizione ufficiale di OpenAI sul licenziamento
L’azienda ha confermato la decisione con una dichiarazione piuttosto netta. Secondo un portavoce, OpenAI si è separata da tre persone per aver violato le proprie politiche aziendali sull’accesso e sulla gestione delle informazioni sensibili. La società sostiene che un’indagine interna abbia accertato come questi dipendenti abbiano trattato dati riservati al di fuori delle procedure stabilite, infrangendo le regole interne e incrinando quella fiducia che viene definita essenziale per il lavoro svolto.
Dall’esterno, però, il contrasto salta all’occhio. Da una parte ci sono tecnologie che non sempre rispettano i limiti entro cui dovrebbero muoversi, dall’altra una società che punisce con fermezza chi avrebbe infranto le regole interne. E a pagarne le conseguenze sono proprio persone che si occupavano della sicurezza dell’intelligenza artificiale, in un momento in cui il tema è più sensibile che mai per l’azienda.
Va detto comunque che le informazioni disponibili su questo episodio sono davvero poche. Non è escluso che OpenAI avesse motivi legittimi per prendere una decisione del genere, e la stessa dichiarazione ufficiale insiste sul mancato rispetto delle procedure interne. Al momento non è stato reso noto quali dati siano stati condivisi con l’organizzazione esterna né quale sia l’ente coinvolto nella vicenda.
Fonte: TecnoAndroid








