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OpenAI ha deciso di ridimensionare le proprie ambizioni nell’ultima raccolta fondi, abbassando la valutazione a circa 1.075 miliardi di euro dopo che una parte degli investitori si è opposta alla cifra proposta in partenza, pari a circa 1.200 miliardi di euro. Si tratta di una correzione significativa, arrivata durante una trattativa che fino a poche settimane fa sembrava puntare ancora più in alto. Il nuovo valore resta comunque molto superiore a quello attuale della società guidata da Sam Altman, ma rappresenta un passo indietro rispetto alla richiesta iniziale.
Secondo quanto emerso da alcune fonti a conoscenza del dossier, la cifra finale sarebbe del 50% più alta rispetto agli attuali 730 miliardi di euro circa a cui viene stimata oggi l’azienda. Un salto enorme, quindi, anche dopo la limatura. Eppure la proposta presentata agli investitori all’inizio di ottobre era ancora più audace e qualcuno, evidentemente, non se l’è sentita di seguire OpenAI fino a quel punto.
Perché OpenAI ha rivisto i numeri al ribasso
Il punto centrale della vicenda sta tutto nella resistenza degli investitori. Quando una società apre un nuovo round di finanziamento propone un valore complessivo su cui calcolare il prezzo delle quote da cedere. Più alta è quella cifra, meno capitale ottiene chi entra in cambio dei propri soldi. Ed è proprio qui che la trattativa si è inceppata, perché alcuni dei potenziali finanziatori hanno ritenuto eccessiva la soglia indicata in un primo momento.
La differenza tra la prima offerta e quella rivista ammonta a circa 130 miliardi di euro. Non proprio spiccioli. Per OpenAI la scelta di venire incontro alle richieste del mercato è servita evidentemente a non far saltare l’operazione, accettando un compromesso pur di portare a casa la nuova iniezione di capitale. La società ha così trovato un punto d’incontro tra le proprie aspettative e la disponibilità reale di chi deve mettere mano al portafoglio.
Una valutazione che resta da record
Anche ridimensionata, la cifra rimane impressionante. Il passaggio da circa 730 a circa 1.075 miliardi di euro segnerebbe infatti una crescita del 50% del valore attribuito all’azienda, una progressione che pochissime realtà al mondo possono vantare. La nuova valutazione colloca OpenAI ben oltre la soglia simbolica dei mille miliardi e la conferma tra i nomi più pesanti in assoluto nel panorama tecnologico.
Il dettaglio interessante, però, riguarda il modo in cui si è arrivati a questo numero. La società aveva messo sul tavolo la proposta più alta proprio all’inizio del mese, presentandola ai finanziatori come base di partenza. Nel giro di poche settimane quella cifra è stata corretta in seguito alle obiezioni ricevute, segno che nemmeno un colosso dell’intelligenza artificiale come OpenAI può imporre qualsiasi condizione senza un confronto con chi lo finanzia.
Le indiscrezioni non entrano nel merito dei nomi degli investitori coinvolti né dell’importo complessivo che la società punta a raccogliere con questo round. Quello che emerge con chiarezza è la sequenza dei passaggi, cioè una proposta iniziale da circa 1.200 miliardi di euro, le resistenze di una parte dei finanziatori e infine l’accordo su una valutazione più bassa ma comunque superiore del 50% rispetto a quella attuale, fissata a circa 1.075 miliardi di euro nell’ultima raccolta fondi di OpenAI.
Fonte: TecnoAndroid


