In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni
ensen Huang ha scelto una cifra tonda per chiudere il dibattito più rumoroso delle ultime settimane nel mondo della tecnologia, e quella cifra è zero. Il numero uno di Nvidia, intervistato dalla giornalista Jo Ling Kent per CBS News, ha liquidato con poche parole l’idea che l’intelligenza artificiale possa spazzare via l’umanità: “La fine del mondo non arriverà nel 2030. C’è lo 0% di probabilità che l’IA distrugga il mondo”. Una frase secca, quasi provocatoria, arrivata in un momento in cui il tema dei rischi esistenziali legati alle macchine è tornato al centro delle conversazioni di Silicon Valley.
Il contesto aiuta a capire il peso dell’affermazione. Nel dibattito sull’intelligenza artificiale convivono scuole di pensiero molto diverse. Ci sono i doomers, convinti che una superintelligenza possa sfuggire al controllo umano e inseguire obiettivi incompatibili con la nostra sopravvivenza. Ci sono i longtermists, che guardano al problema dal punto di vista del benessere delle generazioni future. Poi ci sono i moderati dell’AI safety, preoccupati sì, ma persuasi che gli scenari estremi si possano evitare costruendo i giusti meccanismi di sicurezza. E infine gli acceleratisti, secondo cui frenare lo sviluppo comporta rischi altrettanto concreti, dalla perdita di progresso scientifico a quella economica. Jensen Huang sta chiaramente in quest’ultimo gruppo.
La replica alla stima di Anthropic
Le parole del dirigente non sono arrivate nel vuoto. Sono una risposta diretta a un messaggio pubblicato da Evan Hubinger, ricercatore capo di Anthropic specializzato in allineamento dei modelli, che aveva ammesso di stimare in oltre il 10% la possibilità che l’intelligenza artificiale possa eliminare tutti gli esseri umani nel corso del prossimo decennio. Una percentuale che, detta da chi lavora proprio sulla sicurezza dei sistemi, ha fatto parecchio rumore. Huang non ci è andato leggero. Sostiene che le narrazioni apocalittiche che circolano in questi mesi non abbiano alcuna base scientifica. Ma il ragionamento non si ferma lì. Il fondatore di Nvidia insinua che dietro certi allarmi ci siano motivazioni politiche, oppure semplicemente il desiderio di attirare attenzione. “Spaventare la gente è inutile e irresponsabile”, ha aggiunto, chiudendo il cerchio su una posizione che ha già difeso in altre occasioni.
Corsa a tutta velocità e nessuna nuova regola
Sul fronte operativo, il messaggio è altrettanto netto. Nvidia, assicura il suo amministratore delegato, non metterà mai sul mercato tecnologia che non sia sicura. Detto questo, lo sviluppo dell’IA deve procedere alla massima velocità possibile: “Dovremmo andare veloci quanto possiamo a prescindere da quello che fanno gli altri”. Il riferimento al principale rivale degli Stati Uniti sullo scacchiere geopolitico, cioè la Cina, è piuttosto trasparente. Quanto alle regole, Huang respinge l’idea che serva una legislazione aggiuntiva rispetto a quella già in vigore. Una posizione coerente con tutto il resto del suo discorso, che però conviene osservare tenendo presente da dove arriva.
Il conflitto di interessi che non si può ignorare
Perché Nvidia oggi domina il mercato dei chip per intelligenza artificiale in modo schiacciante, qualunque metrica si voglia usare. Guardando alla capacità di calcolo fornita ai data center, la quota globale dell’azienda si attestava al 68% nel quarto trimestre del 2025. Quei circuiti integrati sono la spina dorsale del business e la principale fonte di ricavi, quindi è evidente che all’azienda convenga uno sviluppo dell’IA che non rallenti mai.
Questo non significa automaticamente che le dichiarazioni di Jensen Huang siano poco sincere. Significa piuttosto che vanno lette nel loro contesto, esattamente come andrebbero lette quelle di chiunque altro faccia parte di questa industria, per capire quanta credibilità meritino davvero. Un esercizio di prudenza che vale tanto per chi promette scenari catastrofici quanto per chi li esclude con un secco zero per cento.
Fonte: TecnoAndroid








