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Il primo jailbreak funzionante per Nintendo Switch 2 sembra essere arrivato davvero. Per ora si tratta di una soluzione esclusivamente software e non permanente, eppure il traguardo ha un peso notevole perché spalanca le porte a tutto quello che di solito accompagna lo sblocco di una console. Si parla dello sviluppo e dell’esecuzione di software homebrew, della modifica dei giochi, dell’accesso completo all’hardware e alle sue funzioni più avanzate e, inevitabilmente, anche della possibilità di avviare le cosiddette copie di backup dei titoli.
Chi conosce un minimo la scena sa bene che il primo varco è sempre il più difficile da aprire. Una volta superato quel muro iniziale il resto del lavoro tende a procedere con un ritmo diverso, ed è proprio per questo che la notizia legata alla nuova console della casa di Kyoto viene considerata un passo fondamentale più che un semplice esperimento da laboratorio.
Un exploit tenuto volutamente sotto chiave
I dettagli completi dell’exploit non sono ancora stati diffusi. La scelta non è casuale e risponde a una logica piuttosto chiara, cioè evitare di rendere troppo semplice a Nintendo il lavoro di correzione della vulnerabilità. Svelare ogni passaggio tecnico significherebbe infatti offrire al produttore una mappa precisa per chiudere la falla nel giro di poco tempo con un aggiornamento mirato.
Nonostante questa prudenza, qualche informazione interessante è comunque trapelata. Abbastanza da capire come funziona a grandi linee il meccanismo e quale sia il punto d’ingresso sfruttato per prendere il controllo di Switch 2, anche se la ricetta completa resta per il momento riservata a chi ci ha lavorato.
Tutto parte da un gioco della prima Switch
Come accennato, l’hack è interamente software e non richiede alcun intervento sull’hardware della console. Niente aperture della scocca quindi, niente saldature né chip aggiuntivi da installare. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché abbassa parecchio la soglia di accesso rispetto ai metodi che invece impongono di mettere mano ai componenti interni del dispositivo.
Il cuore del procedimento sembra ruotare attorno a uno specifico gioco pensato per la Switch di prima generazione. Attraverso questo titolo si riesce in qualche modo a provocare un errore di integer overflow a 32 bit, una situazione in cui un valore numerico supera il limite massimo che il sistema è in grado di gestire correttamente. Proprio sfruttando questo comportamento anomalo diventa possibile eseguire la prima porzione di codice non autorizzato sulla nuova macchina di Nintendo.
Da lì in avanti scatta il classico effetto domino. Ogni passaggio apre la strada al successivo fino ad arrivare al risultato finale, che consiste nel controllo completo della console portatile su ogni unità di Nintendo Switch 2 aggiornata all’ultima versione del firmware disponibile.
Fonte: TecnoAndroid


