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Arriva una nuova lavatrice da usare nello Spazio: ecco come funziona
L’apparecchio, grande quanto una valigetta e dal peso di circa dodici chili, si distingue per l’uso ridottissimo di acqua. Usa appena 400 millilitri per ciclo, distribuiti sotto forma di una nebbia sottile capace di penetrare nei tessuti senza che i liquidi vaghino incontrollati in assenza di gravità. La vera arma segreta del dispositivo è però l’ozono. Generato grazie a lampade a ultravioletti, tale gas agisce come disinfettante naturale, eliminando i batteri che proliferano sugli indumenti. Permettendo così di riutilizzarli fino a cinque volte prima di sostituirli. Il ciclo di pulizia, che dura una trentina di minuti, si conclude con un’asciugatura ad aria calda che rimuove anche le tracce residue di ozono. Sensori e filtri interni garantiscono che nessuna sostanza nociva venga dispersa nell’ambiente.
L’impatto di una simile tecnologia potrebbe essere notevole. Si parla di riduzione del 60% dei capi da trasportare, taglio dei costi di lancio e miglioramento delle condizioni igieniche per gli astronauti. Il progetto cinese, che in simulazioni ha mostrato un’efficacia del 99,9% nell’eliminare i batteri, sembra una strada promettente. I ricercatori lavorano ora ad un modello stabile e duraturo, in grado di operare per almeno cinque anni consecutivi. Se ci riusciranno, il bucato degli astronauti nello spazio non sarà più un ostacolo.
Fonte: TecnoAndroid








