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NASA, sulla Luna gli astronauti rischiano la scossa elettrica

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Il ritorno dell’uomo sulla Luna porta con sé una lunga serie di ostacoli, e tra quelli meno conosciuti ce n’è uno piuttosto sorprendente. Camminare sulla superficie del nostro satellite potrebbe infatti trasformare gli astronauti in una specie di condensatore umano ad alta tensione, con il rischio concreto di prendere la scossa. Un problema poco noto al grande pubblico, che la NASA ha deciso di affrontare con serietà chiedendo un contributo esterno per trovare una soluzione.

Di difficoltà legate a un allunaggio con una presenza umana a lungo termine se ne parla da tempo. Si discute di logistica, di sopravvivenza, di protezione dall’ambiente ostile. Quella delle scariche elettriche però è una questione che finora era rimasta decisamente in secondo piano e che adesso merita attenzione, perché riguarda direttamente la sicurezza di chi metterà piede sul suolo lunare nei prossimi anni.

NASA: una minaccia reale per le missioni al Polo Sud

Non si tratta di uno scenario da film di fantascienza. È uno dei nodi che l’agenzia spaziale americana vuole sciogliere prima di rendere più frequenti e prolungate le attività sulla superficie della Luna, in particolare nella zona del Polo Sud. È proprio lì che si concentrano molte delle ambizioni dei futuri programmi di esplorazione, ed è sempre lì che il fenomeno potrebbe manifestarsi nelle sue forme più insidiose.

Il cuore del problema sta nell’accumulo di carica elettrica sulla tuta spaziale. Durante le uscite gli astronauti si muovono, camminano, raccolgono campioni e lavorano a stretto contatto con il terreno. Ogni passo e ogni movimento contribuiscono a caricare elettricamente l’equipaggiamento, un po’ alla volta, fino a raggiungere livelli che sulla Terra difficilmente si incontrano nella vita di tutti i giorni.

L’effetto triboelettrico e il ruolo della regolite lunare

A generare questa elettricità è lo sfregamento con la regolite lunare, cioè lo strato di polvere e frammenti rocciosi che ricopre il satellite. Il meccanismo prende il nome di effetto triboelettrico e chiunque lo ha sperimentato almeno una volta senza nemmeno saperlo. È lo stesso principio che sulla Terra provoca quella piccola e fastidiosa scossa dopo aver camminato a lungo su un tappeto, magari toccando poi la maniglia di una porta.

Sul nostro pianeta però la faccenda si risolve in un attimo e senza conseguenze. Sulla Luna le condizioni sono profondamente diverse e quella che qui è soltanto una curiosità può diventare qualcosa di molto più serio. L’ambiente lunare non offre gli stessi meccanismi naturali che sulla Terra aiutano a liberarsi della carica accumulata, e così l’elettricità tende a restare dove si è formata, cioè addosso agli astronauti.

La situazione si fa particolarmente delicata nelle regioni permanentemente in ombra, aree che non vedono mai la luce del Sole. Qui l’assenza totale di illuminazione solare modifica il modo in cui le cariche vengono disperse, rendendo ancora più complicato scaricarle in modo graduale e sicuro. Proprio queste zone, situate soprattutto nei pressi del Polo Sud, rappresentano però uno degli obiettivi più interessanti delle prossime missioni, ed è per questo che la NASA considera il problema delle scariche elettriche una priorità da risolvere prima di spingersi oltre con l’esplorazione della superficie lunare.

Fonte: TecnoAndroid

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