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Collegare un NAS alla porta Ethernet libera di un nodo mesh Wi-Fi sembra la soluzione più comoda del mondo, ma è proprio lì che le prestazioni iniziano a crollare. Quella presa c’è, è invitante, evita di far passare cavi lungo il battiscopa o di bucare un muro. Peccato che il traffico del NAS, una volta entrato nel satellite, non viaggi affatto su rame: viene rilanciato via radio verso il router principale, con tutti i limiti del caso.
Il meccanismo si chiama backhaul ed è la connessione dedicata, quasi sempre wireless, che tiene uniti i nodi periferici al router centrale. Significa che il cavo Ethernet inserito nel satellite è poco più di un’illusione di stabilità. I dati fanno comunque un salto in Wi-Fi, subendo interferenze, ostacoli fisici, muri portanti e vicini di casa che occupano gli stessi canali. Per navigare va benissimo. Per spostare un archivio fotografico da decine di gigabyte o trasmettere contenuti in 4K, molto meno.
Quando la banda del backhaul non basta
La maggior parte dei NAS di fascia consumer monta oggi porte gigabit, 2,5 gigabit o perfino 5 gigabit. Su una rete cablata, anche un semplice cavo Cat6 regge tranquillamente quelle velocità sulle distanze di un appartamento, e lo fa in modo costante. Il backhaul di un sistema mesh economico, invece, difficilmente tiene il passo. Anche quando i numeri sembrano dignitosi, diciamo sopra i 50 megabyte al secondo, restano numeri ballerini, soggetti a oscillazioni continue.
Basta poco per farli scendere. Un altro dispositivo che sfrutta lo stesso collegamento radio, qualcuno che guarda un video dallo smartphone in salotto, e la velocità di trasferimento verso il NAS ne risente in modo evidente. In un condominio, dove le reti Wi-Fi si accavallano una sull’altra, la situazione peggiora ulteriormente. Molto meglio, se il NAS supporta il Wi-Fi nativo o tramite dongle, collegarlo direttamente alla rete wireless: almeno resta libertà di scelta sul posizionamento, senza passare per un doppio salto.
Un NAS spento è un NAS inutile
C’è un secondo problema, forse più serio della banda. Un NAS deve stare online praticamente sempre. Se cade nel momento sbagliato, può interrompere un backup a metà corsa, corrompere un database aperto o lasciare le unità di rete mappate in uno stato inconsistente, da ripristinare a mano.
I satelliti mesh, per natura, sono un po’ volubili. Si riconnettono, ottimizzano i canali in automatico, si riavviano per installare un aggiornamento firmware. Ogni volta che accade uno di questi eventi, il dispositivo collegato a quel nodo sparisce dalla rete. E gli aggiornamenti automatici, guarda caso, arrivano di notte, esattamente nella finestra in cui la maggior parte delle persone pianifica i propri backup. Il risultato è un’attività fallita senza preavviso, scoperta magari il giorno dopo.
Il router principale ovviamente può riavviarsi anche lui, ma succede molto meno spesso rispetto alle rinegoziazioni continue di un nodo satellite. Uno switch cablato, poi, è un oggetto semplicissimo: molti modelli non richiedono aggiornamenti né riavvii e restano in funzione per anni, purché il cavo sia integro. Dove possibile, conviene comunque impostare il sistema Wi-Fi in modo che non esegua aggiornamenti automatici durante le ore dedicate ai backup.
Come sistemare le cose
Per una stampante, la porta Ethernet di un nodo mesh va benissimo. Per un NAS no. La scelta migliore resta il collegamento diretto a una porta LAN del router. Se non è praticabile, va bene uno switch cablato attaccato al router. Buona abitudine anche tenere entrambi i dispositivi sullo stesso gruppo di continuità, così restano accesi e spenti insieme e nessuno dei due prova a cercare l’altro mentre è offline.
Quando il NAS non può stare vicino al router, valgono due strade: tirare un cavo Ethernet oppure affidarsi a MoCA, la tecnologia che sfrutta il cavo coassiale dell’antenna. Qualche intoppo lo dà, ma sulle lunghe distanze si dimostra più affidabile della maggior parte dei sistemi mesh forniti dagli operatori. Ultima opzione, se il NAS dispone di Wi-Fi integrato: metterlo nella stessa stanza del router, dove il collegamento diretto batte comunque il backhaul di un satellite.








