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Missione SMILE: l’anello aurorale completo dopo quasi 20 anni

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La prima immagine completa dell’aurora boreale ottenuta dalla missione SMILE, frutto della collaborazione tra la Cina e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), restituisce un’immagine delle luci polari che nessuno aveva mai visto in questo modo. Le aurore possono essere boreali o australi a seconda dell’emisfero da cui vengono osservate. Compaiono soprattutto vicino ai poli, ma quando l’attività solare è particolarmente intensa si spingono anche alle medie latitudini. Di solito le ammiriamo dalla superficie terrestre, anche se alcuni astronauti sono riusciti a osservarle dallo spazio e fenomeni simili sono stati individuati perfino su altri pianeti.

Missione SMILE: un anello aurorale completo dopo quasi 20 anni

Nelle immagini pubblicate circa un mese fa dal gruppo di lavoro di SMILE si vede l’intero anello aurorale, cioè quella fascia a forma di cerchio in cui si generano le aurore attorno a ciascun polo magnetico della Terra. Il risultato somiglia a un grande anello bianco dall’aspetto vorticoso. Erano passati quasi vent’anni dall’ultima volta che una missione era riuscita a catturarlo per intero. Prima di SMILE ci era riuscita la sonda Polar della NASA, che tra i suoi strumenti montava una camera ultravioletta simile a quella usata oggi.

La nuova missione però ha qualche asso nella manica in più. Può infatti osservare l’anello aurorale per 45 ore consecutive e raccogliere immagini contemporaneamente nell’ultravioletto lontano e nei raggi X. Proprio questa combinazione la rende uno strumento molto più completo per studiare il rapporto tra il vento solare e la magnetosfera terrestre.

Le aurore nascono quando le particelle cariche del vento solare interagiscono con le molecole dell’atmosfera. Ma questa è soltanto la parte affascinante della faccenda, perché le stesse particelle possono creare seri problemi alle infrastrutture di telecomunicazione. Per fortuna il pianeta dispone di uno scudo naturale, la magnetosfera, che respinge buona parte di quel flusso. In alcuni casi si comporta come un imbuto e convoglia una parte degli ioni provenienti dal Sole verso i poli, ed è il motivo per cui lì le aurore sono più frequenti. Nel complesso però ci mette al riparo dalle conseguenze peggiori. Il meccanismo è conosciuto solo a grandi linee e, per migliorare la sicurezza, serve capirlo molto più a fondo. È esattamente il compito affidato alla sonda sinoeuropea.

La Terra vista nell’ultravioletto e gli altri strumenti a bordo

Le fotografie dell’anello aurorale, scattate lo scorso luglio 2026, mostrano il globo come una sfera di un azzurro pallido e uniforme. Non si distinguono né oceani né continenti. Il motivo è che l’ossigeno molecolare dell’atmosfera assorbe la radiazione ultravioletta emessa dalla Terra, che quindi non riesce a uscire verso lo spazio. Lo strumento dedicato all’ultravioletto, chiamato UVI, è reso cieco alla luce visibile per evitare interferenze e registrare soltanto gli UV. Se la luce visibile non viene captata e quella ultravioletta resta bloccata dall’atmosfera, quello che rimane è praticamente una tela bianca. Le aurore invece si accendono negli strati alti dell’atmosfera, dove l’ossigeno è meno concentrato, e per questo appaiono in tutto il loro splendore anche sul lato illuminato del pianeta.

L’ultravioletto non è l’unico occhio della missione. A bordo c’è anche una camera a raggi X chiamata SXI, che avrà il compito di analizzare il confine tra vento solare e magnetosfera, una zona nota come magnetopausa. Completano la dotazione altri due strumenti, il magnetometro MAG e l’analizzatore di ioni leggeri LIA.

Secondo i piani la missione SMILE resterà operativa per almeno 3 anni. In questo periodo, se tutto procederà come previsto, dovrebbe riuscire a documentare circa 300 aurore. Dato che rappresentano uno degli effetti principali dell’incontro tra magnetosfera e vento solare, ciascuna di queste osservazioni potrà offrire informazioni preziose sul fenomeno.

Fonte: TecnoAndroid

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