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Google ha deciso di spingere sulla pubblicità in AI Mode e nelle AI Overviews. Il motivo è emerso con chiarezza durante l’ultima conferenza sui risultati trimestrali di Alphabet, dove è venuto fuori che le ricerche crescono mentre i ricavi pubblicitari legati alla ricerca rallentano. Secondo Philipp Schindler, Chief Business Officer di Google, nel terzo trimestre del 2026 la crescita degli introiti ha frenato perché le domande degli utenti si stanno spostando verso le risposte generate dall’intelligenza artificiale, strumenti che per ora garantiscono una “monetizzazione più bassa”.
Il meccanismo è piuttosto intuitivo. Quando si digita una domanda compare spesso subito un riassunto creato dall’AI, e così il classico gesto di cliccare sugli annunci più in basso nella pagina diventa sempre meno frequente. Proprio quel gesto genera il grosso dei guadagni del gruppo.
Google AI Mode: più paesi e il debutto degli annunci multiturn
Per correre ai ripari il colosso di Mountain View sta allargando modi e spazi in cui compaiono le inserzioni dentro AI Mode. La pubblicità arriva in 10 nuovi paesi, tra cui Australia, Canada, India, Kenya e Singapore, mentre il lancio in Brasile, Messico e Regno Unito è previsto entro la fine dell’anno.
Negli Stati Uniti debuttano invece i cosiddetti annunci multiturn, che si inseriscono direttamente nelle domande successive quando la conversazione ha una “rilevanza commerciale”. Chi parte chiedendo come funziona un frigorifero smart e poi vuole sapere quali sono i modelli più venduti potrebbe trovarsi davanti inserzioni di frigoriferi in sezioni etichettate come “sponsorizzate”. Secondo Google questo formato permette di centrare meglio ciò che l’utente cerca, perché nel botta e risposta AI Mode raccoglie più informazioni. Gli annunci possono comparire anche alla prima domanda e in alcuni casi non spuntano affatto se non sembra esserci un’intenzione d’acquisto.
Il nodo del traffico per gli editori
Il rovescio della medaglia riguarda chi produce contenuti. Con risposte sempre più complete in cima alla pagina, cliccare sui link che stanno “sotto la piega” ha sempre meno senso. Si tratta di quelli che restano fuori dalla vista finché non si scorre. Lily Ray, esperta di SEO e fondatrice di Algorythmic, ritiene che diventerà più difficile usare Google per raggiungere gli articoli delle testate preferite direttamente sui loro siti. Bisognerà scavare più a fondo e cercare anche fuori dai prodotti di Google, spiega.
Ray ricorda che gli strumenti AI dell’azienda non sono pensati per restituire il link esatto. Nessuno però è obbligato ad affidarsi ad AI Mode o alle AI Overviews. Si può scorrere fino ai risultati alla vecchia maniera, usare un filtro web per ottenere un semplice elenco di link oppure impostare le pubblicazioni preferite come “fonti preferite”, così da vederle citate più spesso nei risultati personalizzati. Chi non si accontenta delle risposte dell’AI, secondo l’esperta, dovrà cambiare le proprie abitudini di ricerca.
I numeri danno la misura del fenomeno. Google detiene quasi il 90% del mercato globale dei motori di ricerca e nel terzo trimestre ha registrato la crescita annua del volume di query più rapida degli ultimi cinque anni. Eppure dal lancio delle AI Overviews nel maggio 2024 la dipendenza dall’AI ha rallentato la pubblicità. Per gli editori online, dai grandi quotidiani ai siti di informazione digitale fino a marchi e associazioni di categoria, l’effetto è stato ancora più pesante. I riquadri generati dall’AI compaiono ormai in quasi metà delle ricerche, con un calo del 61% del traffico grezzo verso le altre pagine. Google raccoglie le informazioni, le riassume e soddisfa l’utente prima che lasci la pagina dei risultati. Per questo si parla di crisi zero click.
Le AI Overviews sono riquadri riassuntivi posti in cima ai risultati tradizionali. AI Mode è invece un’interfaccia conversazionale pensata per dialogo e approfondimento, accessibile dal pulsante dedicato all’estrema destra della barra di ricerca o dal menu orizzontale nelle altre pagine di Google. In questa modalità non compaiono né la panoramica né la lunga lista di link. Chiedendo dove vedere l’aurora boreale, per esempio, si ottiene una mappa con diverse località e i pro e i contro di ciascuna.
Con più annunci, secondo Ray, il tasso di clic organico scenderà ancora. Si tratta della percentuale di persone che cliccano su un risultato naturale non a pagamento rispetto a quante lo hanno semplicemente visto. L’AI non si limita a rispondere ma indirizza in modo sempre più deciso verso gli inserzionisti anziché verso gli editori. Come per molte cose nella ricerca di Google, chi non partecipa a Google Ads farà sempre più fatica a ottenere traffico organico.
Fonte: TecnoAndroid


