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Microsoft rompe con Nscale: data center IA frenato dalla rete

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Il boom dei data center per l’intelligenza artificiale comincia a mostrare qualche crepa, e il segnale più recente arriva dal Regno Unito. Microsoft ha interrotto l’accordo con Nscale per il centro dati di Loughton, nell’Essex, a nordest di Londra. La struttura era pensata per ospitare sistemi di IA ma il progetto ha accumulato ritardi e l’allacciamento alla rete elettrica potrebbe non arrivare prima del 2030. Il quadro appare piuttosto caotico e Microsoft, che ha scelto di non commentare, non contribuisce certo a renderlo più chiaro.

Nscale è una società britannica che costruisce centri dati e vende capacità di calcolo alle imprese. Secondo l’azienda il problema sta nella rete elettrica dell’area londinese, tanto che sono già in corso ricerche di fonti di energia alternative. Eppure le premesse erano ambiziose. A settembre del 2025 le due società avevano annunciato un supercomputer da 23.040 chip Nvidia con una potenza iniziale di 50 megawatt, destinato a supportare Azure, la piattaforma di servizi informatici online di Microsoft.

Cantieri fermi e conti sotto pressione

Il caso inglese non è affatto isolato. Negli Stati Uniti almeno 47 grandi progetti sono stati rinviati, ritirati o bloccati nel corso del 2026. Il censimento porta la firma di RegLayer, società che analizza le procedure autorizzative, e viene considerato una stima al ribasso. Gli analisti della società di ricerca finanziaria Bernstein giudicano credibile appena il 35% dei progetti americani in programma.

La posta in gioco è enorme. Stijn Van Nieuwerburgh, economista della Columbia University, calcola in circa 8.900 miliardi di euro gli investimenti in edifici, reti, energia e chip per l’IA negli Stati Uniti tra il 2025 e il 2032. Si tratta di una proiezione di spesa sull’intero periodo che equivale in media al 3,63% del prodotto interno lordo americano ogni anno.

C’è poi la questione del finanziamento, che si sta spostando dai bilanci dei colossi tecnologici verso prestiti, fondi di credito privato e società create apposta per singoli impianti. Più si dipende dai capitali esterni, più diventano decisivi il costo del denaro, le scadenze dei cantieri e la solidità dei clienti che devono pagare i servizi. I contratti pluriennali garantiscono ricavi futuri ma interessi, chip ed edifici vanno pagati subito, mentre i lavori sono ancora in corso.

I mercati se ne sono accorti. CoreWeave, che affitta server specializzati nell’IA, ha perso quasi il 25% in Borsa nella settimana precedente al 18 ottobre e anche le obbligazioni legate ad alcuni progetti hanno subito ribassi.

I ritardi si fanno sentire pure sui contratti. In Texas Cipher, operatore di infrastrutture informatiche nato nel mondo delle criptovalute, ha dovuto rinegoziare con il fornitore di capacità di calcolo Fluidstack i termini di consegna di un impianto. Cipher si è impegnata a coprire i primi 310 milioni di euro circa di costi extra, mentre le modifiche richiedono nuovi capitali per circa 650 milioni. Anche Anthropic, l’azienda dietro i modelli Claude, ha inserito clausole legate a scadenze finanziarie e operative in un accordo da circa 39 miliardi di euro con Nscale in West Virginia. Le tensioni toccano persino Stargate, il piano da circa 430 miliardi di euro in quattro anni lanciato da OpenAI insieme a Oracle, che fornisce software e infrastrutture cloud, e al gruppo giapponese SoftBank. Alcuni siti affidati a Oracle hanno registrato slittamenti e la distanza tra capacità annunciata e strutture davvero operative sta diventando un fattore centrale per chi valuta questi investimenti.

Energia e proteste, i nuovi colli di bottiglia

L’energia elettrica resta un vincolo molto concreto. L’Agenzia internazionale dell’energia prevede che il consumo mondiale dei centri dati passi dai 485 terawattora del 2025 a circa 950 nel 2030. Nel frattempo crescono le mobilitazioni contro le nuove strutture negli Stati Uniti e in altri Paesi, Regno Unito e Italia compresi.

Chi protesta teme per la disponibilità di elettricità e acqua, per il consumo di suolo e per possibili rincari in bolletta. Negli Stati Uniti oltre mille comunità hanno cercato nel 2026 di introdurre moratorie o altri limiti alle procedure autorizzative, un ostacolo in più sulla strada dei progetti. Il Fondo monetario internazionale avverte che il forte indebitamento e l’esposizione concentrata sul settore potrebbero amplificare eventuali correzioni dei mercati. Il nodo è la sostenibilità di investimenti che anticipano di anni i ricavi attesi, e saranno energia disponibile, tempi di consegna ed equilibrio tra debiti e incassi a decidere quali impianti apriranno davvero. Ritardi e difficoltà di finanziamento rischiano così di cambiare profondamente la corsa all’intelligenza artificiale. Elettricità, chip e capacità di calcolo potrebbero diventare il vero fattore decisivo per lo sviluppo dei modelli più avanzati, rallentandone l’addestramento e facendo salire i costi dei servizi per imprese e consumatori.

Fonte: TecnoAndroid

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