In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Il nodo della successione ai vertici di Meta è diventato terreno di scontro tra Mark Zuckerberg e il consiglio di amministrazione del colosso dei social network. Il tema è delicato perché riguarda chi avrà in mano il controllo del gruppo nel caso in cui il fondatore dovesse morire, essere licenziato o diventare invalido. Dalla documentazione depositata presso la Securities and Exchange Commission, l’autorità statunitense che vigila sui mercati finanziari, emerge che l’amministratore delegato avrebbe respinto i tentativi del board di limitare i suoi poteri di successione. Quei limiti erano stati proposti in cambio del via libera a una nuova classe azionaria, un’operazione a cui Zuckerberg teneva parecchio.
Per capire la portata della vicenda bisogna partire dalle regole attualmente in vigore. Oggi Zuckerberg ha la facoltà di scegliere una persona che subentri nella gestione delle sue azioni Meta, cioè quei titoli che gli assicurano poteri straordinari all’interno dell’azienda. Questa possibilità scatta in tre scenari precisi: la morte, il licenziamento oppure l’invalidità del fondatore. Proprio su questo punto si è giocata la partita più complicata delle trattative interne, perché lasciare intatta la regola significa permettere a Zuckerberg di decidere chi guiderà il gruppo anche quando lui non ci sarà più.
Le nuove azioni di Classe C senza diritto di voto
Il piano al centro della discussione è stato approvato dal Cda il 19 ottobre e ratificato il giorno successivo, il 20 ottobre, grazie al voto di controllo dello stesso Zuckerberg, che detiene il 56,1% del potere decisionale. Una quota che di fatto gli consente di far passare le delibere in autonomia. L’operazione prevede l’introduzione, a partire dal 19 gennaio 2027, di azioni di Classe C prive di diritto di voto.
L’obiettivo dichiarato è piuttosto concreto. Questi nuovi titoli serviranno a finanziare gli investimenti nell’intelligenza artificiale e a sostenere eventuali acquisizioni future. Il vantaggio per il fondatore è evidente: emettendo azioni che non danno alcun peso nelle decisioni, Meta potrà raccogliere risorse senza diluire la maggioranza decisionale di Zuckerberg. In altre parole chi acquisterà le nuove quote parteciperà economicamente alla società ma non avrà voce in capitolo sulle scelte strategiche. Il controllo resterà quindi concentrato nelle mani di chi lo esercita già oggi.
Il braccio di ferro con il comitato degli indipendenti
È durante i negoziati che il confronto si è fatto più acceso. Il comitato speciale composto dai consiglieri indipendenti aveva chiesto una contropartita precisa per dare il proprio assenso alla nuova classe azionaria. La richiesta era l’azzeramento dei diritti speciali di voto nel momento della morte o dell’uscita di Zuckerberg dall’azienda. Una modifica del genere gli avrebbe impedito di designare un successore incaricato di governare la società con gli stessi poteri. Il fondatore però ha detto no. Quel rifiuto avrebbe generato tensioni interne ai piani alti del gruppo, ma alla fine la linea di Zuckerberg ha prevalso. La sua facoltà di controllo a lungo termine è rimasta intatta, compresa la possibilità di indicare chi prenderà le redini di Meta in caso di sua assenza. L’unico paletto concordato riguarda le nuove azioni: la cessione dei titoli di Classe C da parte del fondatore resta vincolata al raggiungimento di specifici target di borsa.
Fonte: TecnoAndroid


