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Meta Muse crea schede su amici e colleghi, anche senza consenso

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Muse, il nuovo agente di intelligenza artificiale di Meta, può costruire una sorta di dossier su amici, familiari e colleghi dell’utente anche quando queste persone non si sono mai iscritte al servizio e non hanno dato alcun via libera. Negli Stati Uniti l’assistente sta già attirando parecchia attenzione perché svolge diversi compiti al posto di chi lo usa e lavora in autonomia per lunghi tratti. Tra le sue capacità ce n’è però una decisamente insolita, cioè aiutare a coltivare amicizie e rapporti personali raccogliendo interessi, ricordi condivisi, date importanti e questioni rimaste in sospeso.

Al Meta Connect 2026, lo scorso 23 settembre, Mark Zuckerberg lo aveva presentato come un agente personale capace di accompagnare l’utente nella vita quotidiana, con un compito piuttosto delicato: aiutare le persone a “migliorare le proprie relazioni” e a “essere più presenti con amici e familiari”. Adesso il meccanismo è un po’ più chiaro. Alcune istruzioni interne estratte dal ricercatore Karan Joshi mostrano che Muse può creare una pagina dedicata a chiunque faccia parte della vita dell’utente, “incluse quelle che non si sono mai iscritte a Muse e che non hanno autorizzato” a farlo.

Una scheda per ogni persona, anche per chi non usa Muse

Secondo i documenti analizzati da Joshi, l’agente crea e aggiorna una scheda personale per familiari, partner, amici e colleghi. All’inizio può essere vuota, poi si riempie man mano con ciò che emerge dalle conversazioni e dal contesto dell’utente. Le categorie previste riguardano i fatti noti su una persona, la storia condivisa, gli interessi comuni e le questioni ancora aperte. Dentro potrebbero finire la città in cui vive un amico, il suo lavoro, un trasloco di cui ha parlato più volte o una data importante. Anche certi episodi diventano memoria, come un viaggio fatto insieme oppure una discussione poi risolta. Le istruzioni chiedono comunque al sistema di attenersi alle informazioni realmente disponibili, perché una scheda incompleta viene considerata preferibile a dettagli inventati.

Il servizio al momento è attivo soltanto in Stati Uniti, Canada e Messico e non è ancora arrivato in Europa. Questo non impedisce però all’assistente di raccogliere dati su cittadini italiani o europei che compaiono nella vita di un utente americano. Perfino nell’help center in italiano di Meta c’è un avviso rivolto a chi non usa Muse: “Quando altre persone usano Muse, potrebbero essere fornite a Muse informazioni che ti riguardano, anche se tu non usi direttamente Muse”. L’azienda spiega anche i canali, ovvero app e servizi collegati oppure contenuti forniti dall’utente come testi, immagini, video e documenti. Nell’esempio del calendario, chiedendo quali riunioni sono in programma durante la settimana, nella richiesta e nella risposta possono comparire “i nomi dei partecipanti e i dettagli dell’evento”.

La memoria relazionale entra nell’ecosistema di Meta

L’agente conserva anche aspetti meno facili da ridurre a semplici fatti. Le istruzioni prevedono descrizioni del rapporto tra due persone, quanto sono vicine, cosa le unisce, come interagiscono e quali lati della relazione meritano attenzione. Una sezione chiamata “Strengthening”, cioè rafforzamento, è dedicata proprio a come consolidare il legame. Muse può ricordare un compleanno o un anniversario, suggerire un pretesto per telefonare a qualcuno o riportare a galla qualcosa che un amico aveva raccontato settimane prima. Se una persona confida di essere in ansia per un colloquio di lavoro, qualche giorno dopo l’assistente può proporre di chiederle com’è andata. E se un amico appassionato di caffè arriva in visita, quella preferenza può pesare nella scelta del posto per la colazione.

I chatbot raccolgono informazioni sulle relazioni già da tempo, visto che milioni di persone raccontano a sistemi come ChatGpt problemi sentimentali e situazioni private. Con Muse però la relazione stessa diventa un oggetto organizzato e aggiornato nel tempo. E qui il contesto conta parecchio, perché Facebook, Instagram e WhatsApp sono costruite proprio attorno alle connessioni tra persone e danno all’azienda di Menlo Park un bacino senza equivalenti su reti sociali, amicizie, famiglie e interessi. Joshi ha descritto l’impressione di un sistema pensato per comprendere i rapporti reali dell’utente e arrivare a conoscerlo con una familiarità simile a quella di un amico.

Negli ultimi anni la memoria è diventata una funzione sempre più diffusa negli assistenti digitali. Serve a conservare alcune informazioni tra una conversazione e l’altra, così da non dover ripetere ogni volta preferenze già espresse, come una dieta particolare o un progetto in corso. Nel caso di Muse questa memoria si allarga alle persone che fanno parte della vita dell’utente, le quali non ricevono alcuna notifica sul profilo che l’assistente ha costruito su di loro.

Fonte: TecnoAndroid

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