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Mercedes nei guai negli USA: il logo sul sedile ustiona la pelle

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Una causa contro Mercedes per un dettaglio decorativo dello schienale: sembra il classico aneddoto da bar, invece è finita davanti a un giudice negli Stati Uniti. Due automobilisti americani hanno riportato segni sulla pelle dopo essere saliti in auto e hanno deciso di portare la casa tedesca in tribunale, sostenendo che quel piccolo elemento metallico applicato al sedile, pensato per ragioni puramente estetiche, si sia trasformato in una piastra rovente. La parte curiosa, se così si può dire, è che non si tratterebbe di due casi isolati.

Chi vive in una zona calda lo sa bene. Un’auto parcheggiata al sole per qualche ora diventa un forno, e tutto ciò che è in metallo dentro l’abitacolo accumula calore in modo sproporzionato rispetto a plastica e tessuti. Le fibbie delle cinture di sicurezza sono l’esempio più conosciuto, quello che quasi tutti hanno sperimentato almeno una volta, con il classico sobbalzo appena la mano tocca il metallo. Ma anche le maniglie interne, le cornici cromate e qualsiasi altra rifinitura lucida possono arrivare a temperature fastidiose, in certi casi decisamente pericolose per la pelle.

Il logo sullo schienale finito nel mirino

Mercedes logo ustione

Nel caso specifico, il problema riguarda un logo posizionato sullo schienale del sedile. Un elemento che, dal punto di vista del design, ha una funzione facile da intuire: dare un tocco di carattere all’interno, richiamare l’identità del marchio, far percepire la cura del dettaglio. Nessuna funzione tecnica, nessun ruolo strutturale. Solo estetica. Il punto sollevato dai due automobilisti statunitensi è proprio questo: un componente che non serve a nulla di funzionale ha finito per lasciare segni di ustione sulla pelle, e per questo motivo hanno scelto la strada legale contro Mercedes-Benz.

La dinamica è intuibile. Chi sale in auto dopo che questa è rimasta sotto il sole tende ad appoggiarsi allo schienale senza pensarci, magari con la schiena scoperta o con un capo leggero. Il contatto è immediato e spesso prolungato di qualche istante, il tempo necessario per accorgersi che qualcosa non va. A quel punto il danno, per quanto superficiale, è già fatto. E secondo quanto emerso, esperienze simili sarebbero state segnalate anche da altre persone, non soltanto dai due protagonisti della vicenda.

Quando un dettaglio di stile diventa un problema legale

Il nodo della vertenza legale ruota attorno a una questione che nel mondo dell’automotive torna periodicamente: fino a che punto un elemento decorativo può essere considerato sicuro? Le case automobilistiche investono cifre enormi nel design degli interni, perché è lì che il cliente passa il tempo e si forma un’opinione sulla qualità percepita. Cromature, badge, inserti metallici e finiture lucide fanno parte di questo linguaggio. Il rovescio della medaglia è che il metallo, per sua natura, conduce e accumula calore molto più in fretta dei materiali che lo circondano.

Non è un dettaglio banale nemmeno dal punto di vista della sicurezza dei passeggeri. Un componente che non ha alcuna utilità pratica ma che in determinate condizioni ambientali può causare lesioni, anche minime, apre inevitabilmente una discussione su come vengono valutati questi aspetti in fase di progettazione. Tanto più se, come sostenuto, il fenomeno non riguarda un singolo esemplare difettoso ma un elemento presente in serie.

Per ora la vicenda è nelle mani dei tribunali statunitensi, con i due automobilisti che chiedono conto a Mercedes-Benz dei segni riportati sulla pelle dopo essere semplicemente saliti a bordo della propria auto.

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