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Senza clamore e quasi in sordina, Marvell ha messo a segno l’acquisizione di Lumentum, un’operazione che entra di diritto tra i più grandi affari mai conclusi nel settore tecnologico, e non soltanto in quello. Il pagamento avverrà interamente in azioni e attribuisce a Lumentum un valore di circa 115 miliardi di dollari, vale a dire poco meno di 99 miliardi di euro. Il valore del capitale azionario coinvolto nell’accordo viene invece stimato attorno agli 80 miliardi di dollari, che corrispondono a circa 69 miliardi di euro.
Cifre di questa portata fanno effetto anche a chi segue da tempo le grandi manovre del comparto. Per avere un termine di paragone basta guardare a due delle operazioni più imponenti degli ultimi anni. Microsoft ha rilevato Activision Blizzard nel 2022 per 68,7 miliardi di dollari, circa 59 miliardi di euro, mentre Dell aveva conquistato EMC nel 2016 con un esborso di 67 miliardi di dollari, all’incirca 58 miliardi di euro. L’intesa tra Marvell e Lumentum si colloca quindi un gradino sopra rispetto a quelle che fino a ieri venivano considerate le transazioni di riferimento del settore.
Come funziona lo scambio azionario tra Marvell e Lumentum
Il meccanismo scelto per chiudere l’affare è piuttosto lineare. Non ci sarà alcun passaggio di denaro contante, perché l’intera operazione si regge su uno scambio di titoli. Chi detiene quote di Lumentum riceverà 4,5 azioni ordinarie Marvell per ciascuna azione posseduta. Una formula che consente all’acquirente di finanziare un’operazione gigantesca senza attingere alla liquidità e che, di fatto, trasforma gli attuali azionisti di Lumentum in nuovi soci del gruppo che nascerà dalla fusione.
Nel messaggio con cui ha annunciato l’intesa, la stessa Lumentum ha parlato di una combinazione con Marvell interamente in azioni che la valuta circa 100 miliardi di dollari, quindi intorno agli 86 miliardi di euro. Una stima leggermente diversa da quella citata in precedenza, ma l’ordine di grandezza resta impressionante. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è dare vita a una realtà capace di ridefinire la propria categoria, pensata per rispondere alle esigenze del mercato legate alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale nei data center di nuova generazione. Proprio qui sta il cuore della faccenda. La domanda di potenza di calcolo e di connessioni sempre più veloci all’interno dei centri dati spinge i protagonisti del settore a unire competenze e tecnologie, e l’unione tra chip e componenti ottici va esattamente in questa direzione.
Il filo che porta a NVIDIA
C’è poi un dettaglio che rende la vicenda ancora più interessante. Tra le due aziende esiste un legame comune che porta dritto a NVIDIA, presente tra i principali investitori sia in Marvell sia in Lumentum. Non si tratta di una partecipazione marginale né di vecchia data, visto che le mosse più rilevanti risalgono a pochi mesi fa.
Lo scorso marzo la società guidata da Jensen Huang aveva investito 2 miliardi di dollari in Lumentum, circa 1,7 miliardi di euro, nell’ambito di un accordo pluriennale per l’acquisto dei suoi componenti laser avanzati. L’intesa puntava a sostenere le attività di ricerca e sviluppo legate alla capacità produttiva dell’azienda. Nello stesso mese il colosso delle GPU aveva destinato altri 2 miliardi di dollari, sempre intorno a 1,7 miliardi di euro, anche a Marvell, con l’intento di rafforzare il proprio portafoglio di chip e di infrastrutture per le reti ottiche.
Fonte: TecnoAndroid


