Vai al contenuto
Offerte

Linux nazionale in Canada: risparmi stimati fino a 1,13 miliardi

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

Il Canada potrebbe ridurre in modo drastico la propria dipendenza da Windows e adottare un sistema operativo nazionale basato su Linux. Non c’è ancora nessun progetto governativo approvato. Sul tavolo c’è una proposta accademica che pone una domanda sempre più centrale per la Pubblica Amministrazione, cioè quanto costi affidare a un unico fornitore straniero il software che regge milioni di attività, documenti e servizi pubblici.

L’idea porta la firma di Joshua M. Pearce, docente della Western University canadese, autore di uno studio uscito sulla rivista Digital Policy, Regulation and Governance. La ricerca si intitola “Open source digital sovereignty: the case for a Canadian national Linux distribution” e suggerisce di creare una distribuzione Linux pensata all’inizio per gli uffici federali, sfruttando software libero già esistente invece di partire da zero.

Perché Ottawa vuole allentare il legame con Microsoft

Il rapporto tra il Paese e i colossi tecnologici statunitensi è ormai una questione politica oltre che economica. Le tensioni commerciali con Washington, aggravate dalle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump nel 2025, hanno sollevato più di un dubbio sulla dipendenza da infrastrutture controllate da aziende americane. Microsoft fornisce agli enti pubblici strumenti per la produttività, la gestione delle identità, la collaborazione, l’amministrazione dei dispositivi e il cloud. Contratti, procedure e competenze legate allo stesso produttore sono difficili da rimpiazzare in tempi brevi.

I numeri dello studio pesano. Secondo il modello economico di Pearce, una distribuzione nazionale potrebbe generare risparmi lordi compresi tra 700 milioni e 1,13 miliardi di dollari canadesi in 10 anni, a fronte di un investimento iniziale tra 23 e 43 milioni di dollari canadesi in due anni per l’organizzazione incaricata. I contratti federali con Microsoft avrebbero superato in totale 865 milioni di dollari canadesi in un decennio, mentre la quota annua attribuibile alle licenze Windows oscillerebbe tra 108 e 126 milioni.

Una variante di Debian sotto controllo pubblico

Parlare di sistema operativo nazionale non significa immaginare un kernel scritto dal governo. La base indicata è Debian GNU/Linux, distribuzione storica sviluppata da una comunità internazionale e già diffusa su server e desktop. Il governo manterrebbe una propria variante scegliendo componenti, configurazioni di sicurezza, applicazioni predefinite e modalità di aggiornamento. Il software arriverebbe in buona parte dai repository ufficiali tramite APT e pacchetti DEB, mentre repository nazionali distribuirebbero personalizzazioni e pacchetti verificati dagli enti governativi.

Un ente centrale potrebbe gestire le chiavi crittografiche per firmare i repository e definire regole comuni per le postazioni, con strumenti come AppArmor per limitare l’accesso dei processi alle risorse. Ansible si occuperebbe delle impostazioni dei computer, mentre sistemi di inventario e monitoraggio mostrerebbero le versioni realmente installate. Sul fronte delle identità, SSSD, LDAP e Kerberos permettono l’integrazione con infrastrutture di autenticazione centralizzate, comprese alcune configurazioni basate su Active Directory. Group Policy, configurazioni Intune, certificati e applicazioni legate alle API Windows richiederebbero invece verifiche e talvolta soluzioni diverse. Previsti anche Secure Boot e cifratura dei dischi con LUKS2, che può integrarsi con TPM 2.0 a patto di definire procedure di recupero adeguate.

Le esperienze europee e il caso italiano

Il precedente più convincente è quello della Gendarmeria francese, che dal 2005 ha sostituito gradualmente le applicazioni Microsoft e poi Windows con GendBuntu, derivata da Ubuntu. La migrazione ha coinvolto oltre 100.000 postazioni con una diffusione di Linux superiore al 97% secondo i dati del 2025. Prima sono arrivati OpenOffice.org, Firefox e Thunderbird, poi il nuovo sistema operativo. Le stime parlano di un costo complessivo di gestione ridotto del 40% e di risparmi oltre i 50 milioni di euro.

Più travagliata la storia di LiMux a Monaco di Baviera. Avviato nel 2003, il progetto portò su Linux migliaia di computer comunali ma si scontrò con problemi di compatibilità, manutenzione, gestione degli utenti e continuità politica, fino al ritorno a Windows 10 deciso nel 2017. Più che un fallimento tecnologico fu un successo tecnico parziale seguito da un passo indietro organizzativo, e la città finanzia tuttora la manutenzione della libreria open source libexpat.

In Italia il caso principale riguarda il Ministero della Difesa, che nel 2015 annunciò l’introduzione di LibreOffice su circa 150.000 computer al posto di Microsoft Office, promuovendo il formato aperto ODF. Lo studio di Pearce associa all’iniziativa risparmi stimati tra 26 e 29 milioni di euro, anche se cambiare suite per l’ufficio lascia sostanzialmente intatta la dipendenza dal sistema operativo di Microsoft.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
96 Condivisioni