Scrivere “esperto di HubSpot” nel proprio profilo è una cosa, dimostrarlo davvero è tutto un altro discorso. Ed è proprio qui che entra in gioco Connected Apps, la nuova funzione che LinkedIn ha lanciato e che promette di cambiare il modo in cui i recruiter leggono i profili. L’idea è semplice ma piuttosto furba, collegare le app che si usano al proprio profilo e lasciare che sia il sistema a generare una descrizione di come quelle app vengono utilizzate sul serio. Non più un generico “conosce HubSpot”, ma frasi del tipo “crea e invia campagne email segmentate nel Marketing Hub di HubSpot” oppure “usa l’automazione marketing per coinvolgere i clienti”.
Come funziona davvero e perché le descrizioni cambiano da sole
Il meccanismo non richiede grandi sforzi. Si collega un’app supportata al profilo LinkedIn, l’app fornisce una descrizione precisa e specifica di come viene usata, e questa compare nella nuova sezione dedicata. Il punto interessante, e per qualcuno anche un po’ spinoso, è che queste descrizioni non si possono modificare. Sono generate dalle app collegate e si aggiornano in tempo reale. Quindi se cambia il modo in cui si lavora con un certo strumento, anche il testo sul profilo si adegua in automatico.
C’è però un dettaglio che all’inizio fa storcere il naso. Gli aggiornamenti, almeno nella fase di lancio, avvengono senza alcun avviso. Kelly Tong, senior product manager di LinkedIn, ha spiegato che l’azienda ha in programma di aggiungere delle notifiche per segnalare agli utenti quando una descrizione cambia. Una rassicurazione arriva comunque su un punto delicato. Le descrizioni non conterranno mai informazioni negative e nessuno verrà penalizzato se usa un’app meno di prima.
Quali app sono supportate e cosa cambia per chi cerca lavoro
Al debutto la lista delle app supportate comprende Duolingo, Descript, Lovable, Relay.app e Replit, già disponibili da gennaio nella forma delle cosiddette collaborazioni. A queste si aggiungono 14 nuove app, tra cui spiccano Buffer, Fiverr e HubSpot. E il catalogo è destinato a crescere, perché sono in arrivo nomi pesanti come Adobe Express, Adobe Firefly, GitHub Copilot, Gong, Zapier e Webflow.
Per i recruiter tutto questo è oro colato. Invece di affidarsi a ciò che un candidato scrive di sé, possono finalmente vedere dati verificati su come usa concretamente gli strumenti del mestiere. E per chi cerca lavoro il vantaggio è speculare, perché diventa un modo per emergere, una prova tangibile di quello che si sa fare. Lo ha sottolineato anche il CEO Dan Shapero, che parla proprio di una dimostrazione reale delle proprie capacità.