I licenziamenti di massa Xbox sono tornati al centro dello scontro tra Microsoft e i lavoratori sindacalizzati, e questa volta il sindacato non ha intenzione di restare a guardare. La CWA, ovvero la Communications Workers of America, ha riunito oltre 3.500 dipendenti iscritti per dire una cosa molto chiara, ovvero che chi lavora dentro Xbox non sarà trattato come materiale usa e getta. Il messaggio è arrivato durante una conferenza stampa virtuale tenuta il 29 giugno 2026, alla quale hanno partecipato più di 200 persone collegate via Zoom.
Per capire perché la questione è così sentita bisogna fare un passo indietro. Quando Microsoft cercava di chiudere l’acquisizione di Activision Blizzard King, uno degli elementi che aiutò a portare a casa l’operazione fu proprio un accordo di neutralità firmato con la CWA. In pratica si garantiva agli sviluppatori sotto Microsoft e Xbox la possibilità di sindacalizzarsi senza paura di rappresaglie da parte dei vertici. Da allora migliaia di lavoratori hanno aderito, eppure questo non ha fermato i tagli arrivati dopo la chiusura dell’accordo. E ora che si profila un’altra ondata di licenziamenti, il clima è di nuovo teso.
Licenziamenti Xbox: le voci di chi ci lavora dentro
A dare il tono è stato Frank Arce, vicepresidente del District 9 della CWA, che ha messo subito le cose in chiaro dicendo che tutti i lavoratori Xbox, non solo quelli iscritti al sindacato, meritano rispetto e tutela. Dopo di lui hanno preso la parola diversi sviluppatori che operano in studi e reparti differenti, tra cui ZeniMax Online, Blizzard e Activision.
Morgan Goin, sviluppatrice di Elder Scrolls Online, ha raccontato di essersi avvicinata al sindacato dopo la chiusura di Arkane Austin, lo studio dove sperava di lavorare fino alla pensione. Una decisione vissuta come uno shock totale, visto che poco prima la dirigenza aveva rassicurato il personale dicendo che gli obiettivi venivano centrati. Andrew Snell, tester del controllo qualità da sei anni in Activision, ha ricordato invece la prima volta che perse il posto durante un giro di tagli ai collaboratori esterni, riuscendo poi a rientrare candidandosi di nuovo.
Cosa chiedono davvero i lavoratori
Ognuno è arrivato alla CWA per strade diverse, ma il messaggio è lo stesso. Quello che chiedono sono tutele di buon senso sui licenziamenti, cose concrete come il preavviso prima dei tagli, il blocco delle nuove assunzioni per dare ai dipendenti la priorità sui ruoli aperti invece di cercare fuori, e liquidazioni dignitose per chi viene comunque colpito.
Il punto, hanno spiegato, è ottenere da Microsoft l’impegno a esaurire ogni altra possibilità prima di mandare a casa migliaia di persone in un colpo solo. Alison Veneto, editor in Blizzard e membro del sindacato, ha sottolineato che tutti dentro Xbox meritano certezze sul proprio futuro. Più voci hanno poi puntato il dito sulla distanza tra ciò che Microsoft dice e ciò che fa, citando l’ennesimo aumento di prezzo per le console Xbox Series giustificato con una carenza di memoria a cui l’azienda stessa contribuisce investendo miliardi nell’intelligenza artificiale. Come ha detto Mahreen Fatima, senior environment artist su Diablo IV, semplicemente scelgono di non proteggere i dipendenti.
C’è anche il nodo delle trattative. Goin ha fatto notare che Microsoft dedica solo 4 ore al mese ai negoziati, scese dalle 12 precedenti, e non per colpa del comitato sindacale. Sherveen Uduwana, tesoriere degli United Video Game Workers, presente in solidarietà, ha chiuso ricordando che i vertici parlano di reset, ma di reset non si tratta affatto, dato che questi tagli ripetono uno schema che finora non ha funzionato. Gli sviluppatori non chiedono stipendi milionari, ha detto, ma solo tutele per concentrarsi sul fare bei giochi, chiedendo a Xbox di trattare i licenziamenti per quello che sono, ovvero un fallimento della dirigenza.