Trasformare gli scarti di un allevamento in qualcosa che possa far volare un aereo sembra il classico esperimento da laboratorio destinato a rimanere sulla carta. Eppure negli Stati Uniti c’è chi sostiene di esserci riuscito davvero, portando il carburante sostenibile per l’aviazione fuori dalla teoria. La protagonista è una startup californiana, e il punto di partenza è tutt’altro che glamour. Si parte dal letame delle mucche, e si arriva a un combustibile per jet.
Circularity Fuels ha annunciato di aver completato con successo la conversione integrale del biogas agricolo ricavato dai reflui degli animali in un carburante per aerei conforme agli standard ASTM, quelli che il settore aeronautico richiede senza sconti. Detta in parole povere, hanno fatto esattamente quello che il titolo lascia intendere, niente trucchi e niente scorciatoie. Un risultato che, se confermato su scala più ampia, potrebbe aprire una strada interessante per chi cerca alternative ai combustibili tradizionali.
Come funziona la trasformazione del biogas in SAF
La dimostrazione si è svolta nell’arco di sei mesi, in un allevamento vicino a Madera, in California, dove pascolano più di 5.000 capi bovini. Qui il biogas non è una novità assoluta. Il letame viene già impiegato per produrre gas attraverso i cosiddetti digestori anaerobici, una tecnologia che permette di recuperare il metano liberato dalla decomposizione dei rifiuti organici. Fin qui niente di strano, sono impianti che esistono già in diverse aziende agricole.
Il vero problema è un altro. Buona parte di questo gas finisce spesso sottoutilizzato, oppure, cosa ben peggiore, viene disperso nell’atmosfera. E qui le conseguenze ambientali iniziano a pesare, perché il metano è un gas serra particolarmente aggressivo. La svolta, secondo quanto dichiarato, sta proprio nella capacità di prendere quel biogas grezzo e convertirlo direttamente in carburante per l’aviazione sul posto, senza doverlo spostare altrove o passare per chissà quanti intermediari.
Lavorare direttamente sul sito produttivo cambia parecchio le carte in tavola. Significa ridurre i passaggi, contenere gli sprechi e dare un valore concreto a una risorsa che fino a ieri rischiava di volatilizzarsi nel nulla. Il SAF, ovvero il carburante sostenibile per l’aviazione, è da tempo uno degli obiettivi più rincorsi dal comparto aereo, sempre alla ricerca di soluzioni che permettano di abbattere l’impatto dei voli senza stravolgere gli aerei già in circolazione.
Resta il fatto che si tratta di una dimostrazione, condotta in un contesto ben preciso e su un periodo limitato. Una cosa è far funzionare il processo in un allevamento della California, un’altra è immaginarlo replicato ovunque ci siano stalle e reflui da smaltire. Per ora il dato concreto è questo, sei mesi di test e un carburante per jet ottenuto partendo dagli scarti di oltre cinquemila bovini.