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Lanmaoa asiatica, il fungo che fa vedere persone minuscole

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Lanmaoa asiatica è il nome di un fungo che, se non viene cotto abbastanza, può far vedere a chi lo mangia delle persone minuscole. Non è una leggenda da mercato asiatico e nemmeno un racconto folkloristico gonfiato negli anni. È una faccenda che sta impegnando genetisti e micologi, perché dietro a questa allucinazione così specifica si nasconde un mistero chimico che ancora nessuno è riuscito a sciogliere del tutto.

Il genere Lanmaoa raccoglie funghi dall’aspetto piuttosto banale. Cappelli carnosi, gambi spessi, niente che faccia sospettare qualcosa di strano. Sembrano champignon robusti, di quelli che verrebbe voglia di buttare in padella senza pensarci troppo. Eppure una delle sue specie, originaria dell’Oriente, custodisce una rarità notevole. Nella provincia cinese dello Yunnan viene consumata come alimento e quando finisce nel piatto poco cotta scatena un effetto tutto suo.

Lanmaoa asiatica: cosa vedono davvero le persone

Le testimonianze si assomigliano in modo quasi imbarazzante. Passate alcune ore dall’ingestione, certe persone iniziano a scorgere figure umanoidi alte tra i 3 e i 30 centimetri. Esseri simili a elfi o pagliacci, vestiti con abiti colorati, che si muovono e interagiscono con gli oggetti intorno come se facessero parte dello spazio reale. La medicina ha un nome preciso per tutto questo, le chiama allucinazioni lillipuziane, e non sono affatto esclusive di questo fungo.

Proprio qui nasce il dubbio degli scienziati. Visioni del genere sono state documentate in culture diverse e in circostanze che non hanno niente a che vedere le une con le altre. Qualcuno ha ipotizzato che ci sia una predisposizione psicologica di chi allucina a produrre quel tipo particolare di immagini. Il problema è che i racconti legati a questo fungo descrivono, una volta dopo l’altra, sempre gente piccola. Qualcosa insiste, e insiste parecchio.

Poi ci sono due ostacoli grossi. Il primo è che le analisi non individuano nessuno dei composti psicoattivi conosciuti che potrebbero spiegare l’effetto. Il secondo è ancora più profondo, perché per anni gli studiosi non hanno saputo con certezza nemmeno quali funghi appartenessero davvero a questo genere, come fossero imparentati tra loro e fin dove arrivassero le varie specie.

Un genoma per fare ordine

Per venirne a capo un gruppo di ricercatori dell’Università dello Utah ha messo insieme decine di esemplari provenienti da diverse parti del mondo e ne ha sequenziato i genomi. Il risultato, pubblicato sulla rivista Mycologia, ha finalmente sistemato la questione. Sono state riconosciute 17 specie, quattro delle quali nuove per la scienza. E tra tutte, la psilocibina e gli altri composti allucinogeni noti non spiegano niente, perché nel DNA i geni che ci si aspettava di trovare semplicemente non ci sono.

Per gli autori quell’assenza è la vera chiave. Il fungo deve produrre un proprio composto psicoattivo, ancora sconosciuto, capace di provocare quelle visioni. “Se possiede una sostanza in grado di indurre queste allucinazioni in modo affidabile, potrebbe diventare uno strumento prezioso per capire i meccanismi che le originano. Il prossimo passo è isolare e identificare questo nuovo composto psichedelico”, hanno spiegato i responsabili dello studio in un comunicato.

Dallo Yunnan alle Filippine

La genetica ha rivelato anche che il fenomeno non si ferma alla Cina. Sulla catena montuosa della Cordillera, nelle Filippine, alcune comunità indigene conoscono da generazioni un fungo chiamato Sedesdem. Anche lì i racconti parlano di piccole figure umane che compaiono dopo averlo mangiato, chiamate “ansisit”, una sorta di folletto dispettoso del folklore locale. Quando i ricercatori hanno sequenziato quel DNA hanno scoperto che si trattava della stessa identica specie dello Yunnan. Due popolazioni separate da migliaia di chilometri avevano collegato, in modo indipendente, lo stesso organismo a esperienze quasi sovrapponibili.

La scienza ci è arrivata da poco. Fino al 2014 nessuno sapeva con certezza quale specie, tra quelle vendute nei mercati dello Yunnan, provocasse questi episodi. In quell’anno alcuni micologi cinesi hanno comprato esemplari, sequenziato il DNA e cominciato a chiarire la faccenda. Nel 2015 l’organismo è stato descritto formalmente come specie nuova. Il sapere locale, invece, è molto più antico. Gli abitanti dello Yunnan mangiano questi funghi da generazioni e sanno benissimo che vanno cotti bene per evitarne gli effetti. Esistono perfino testi cinesi del III secolo dopo Cristo che parlano di funghi capaci di far vedere “personcine” e di condurre alla “trascendenza”.

Non si sa se quei testi parlassero proprio di questa specie, ma mostrano che l’associazione tra certi funghi e questo tipo di visioni potrebbe avere radici molto antiche. Un pattern che riemerge anche in Papua Nuova Guinea, dove segnalazioni indipendenti descrivono qualcosa di simile dopo il consumo di un fungo chiamato “nonda”. “Stiamo appena iniziando a scoprire il regno dei funghi. Pensiamo alla penicillina, isolata da un fungo e probabilmente il farmaco più rivoluzionario del secolo scorso. Chissà quali altre scoperte troveremo esplorando la natura”, hanno concluso i responsabili della ricerca.

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