Quando una casa automobilistica registra un calo delle vendite, di solito anche i ricavi ne risentono. Con Lamborghini, però, nella prima metà del 2026 è successo qualcosa di diverso: le consegne sono scese, eppure i ricavi hanno continuato a salire. Un risultato che, a prima vista, sembra quasi una contraddizione, ma che racconta bene la solidità del marchio di Sant’Agata Bolognese.
Nei primi sei mesi di quest’anno il costruttore ha consegnato 5.422 vetture, con un calo del 4,6 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. La domanda di auto esotiche italiane resta comunque robusta, ma diversi fattori hanno frenato i numeri. Tra questi ci sono i dazi statunitensi, un rallentamento del mercato cinese e il conflitto in corso in Medio Oriente. A pesare, poi, anche una crescente incertezza sul mercato europeo, che ha reso più cauti diversi potenziali acquirenti.
Il ruolo della Temerario e il lancio della Urus SE Performante
Il calo è arrivato nonostante l’avvio delle consegne della nuova Temerario, partite nel primo trimestre. L’azienda non ha comunicato quante unità dell’erede della Huracan siano state vendute o consegnate, ma le aspettative sono chiare: la rivale della Ferrari 296 GTB dovrà costruirsi un’eredità all’altezza di quella dei modelli che l’hanno preceduta, come la Gallardo e la Huracan, entrambe spinte dal celebre V10.
A trainare la seconda metà dell’anno sarà invece il lancio commerciale della nuova ammiraglia, la Urus SE Performante. Presentata all’inizio di luglio, adotta lo stesso schema ibrido plug in della Urus SE standard: un V8 biturbo da 4.0 litri abbinato a un motore elettrico integrato nel cambio automatico a otto rapporti. Il risultato è una potenza combinata di 801 cavalli e 1.000 Nm di coppia, numeri che le permettono di scattare da 0 a 100 km/h in 3,3 secondi e di raggiungere una velocità massima di 312 km/h.
La spinta arrivata dai conti
Verrebbe da pensare che un calo del genere abbia fatto suonare qualche campanello d’allarme ai vertici dell’azienda. E invece no. Il costruttore è riuscito a compensare la flessione nelle consegne con ricavi pari a 1,74 miliardi di euro, il 7,4 per cento in più rispetto al periodo gennaio giugno dell’anno scorso. L’utile operativo totale, intanto, si è attestato a 395 milioni di euro. “Nella prima metà dell’anno abbiamo ottenuto risultati solidi nonostante un contesto macroeconomico che resta volatile e impegnativo”, ha spiegato Paolo Poma, amministratore delegato e direttore finanziario della casa. “L’impatto negativo dei maggiori dazi statunitensi, introdotti nel 2025, insieme a movimenti sfavorevoli dei tassi di cambio, ha inciso sulla performance senza compromettere la forza del posizionamento del marchio tra i principali attori del settore del lusso”.











