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Sul fondale della laguna di Chuuk, in Micronesia, alcuni microbi sono riusciti a fare qualcosa che sembrava piuttosto improbabile, cioè vivere nel carburante che fuoriesce dai relitti della Seconda guerra mondiale. La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori che ha individuato una comunità di batteri sorprendentemente varia, capace di resistere all’interno dei serbatoi di navi affondate più di ottant’anni fa. Un ambiente che a prima vista nessuno considererebbe ospitale per la vita.
Il lavoro è stato pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Marine Pollution Bulletin e si basa su un approccio molto concreto. I campioni non sono stati raccolti nelle acque circostanti né ricostruiti in laboratorio, ma prelevati direttamente dai relitti. Proprio questo dettaglio rende i risultati particolarmente interessanti, perché descrivono ciò che accade davvero dentro quelle carcasse metalliche rimaste in fondo al mare per decenni.
Due navi giapponesi sotto la lente dei ricercatori
Le imbarcazioni scelte per lo studio sono due relitti giapponesi, la Shinkoku Maru e la Kiyosumi Maru, che oggi riposano sul fondale della laguna. Entrambe custodiscono ancora al loro interno parte del combustibile che trasportavano o che serviva alla navigazione, rimasto intrappolato nei serbatoi per un tempo lunghissimo. Ottant’anni sono tanti, e in tutto questo periodo quel carburante non è rimasto un materiale inerte e privo di vita.
Dalle analisi è emerso infatti che all’interno del combustibile si è formata una vera e propria comunità di batteri. Non si tratta di un singolo organismo isolato, ma di un insieme diversificato di microrganismi che convivono in uno spazio dove le condizioni sono tutt’altro che semplici. Il fatto stesso che riescano a sopravvivere lì dentro dice molto sulla capacità di adattamento di queste forme di vita microscopiche.
Il punto di partenza dei ricercatori è stato proprio il carburante disperso dai relitti, quello che nel tempo trova la strada per uscire dalle navi affondate. Studiare questi fluidi direttamente alla fonte ha permesso di osservare da vicino chi abita quei serbatoi e in che modo una popolazione microbica possa stabilirsi in un contesto così particolare.
Perché la scoperta nella laguna di Chuuk conta
La laguna di Chuuk è un luogo dove la storia del conflitto mondiale è ancora fisicamente presente, con le sue navi adagiate sul fondo del mare. Fino a oggi questi relitti venivano osservati soprattutto come testimonianze del passato oppure come potenziali fonti di inquinamento marino legato al combustibile che contengono. Il nuovo studio aggiunge un tassello diverso e mostra che all’interno di quelle strutture si nasconde anche un ecosistema microbico.
Non è un caso che la ricerca sia comparsa proprio su Marine Pollution Bulletin, una pubblicazione dedicata ai temi dell’inquinamento marino. Il legame tra i microrganismi individuati e il carburante che fuoriesce dalle navi affondate colloca la scoperta esattamente in quell’ambito, dove capire cosa succede al combustibile disperso in mare è una questione tutt’altro che secondaria. Quello che emerge dai campioni della Shinkoku Maru e della Kiyosumi Maru è dunque il ritratto di una comunità di batteri variegata, che ha trovato il modo di sopravvivere dentro un carburante rimasto chiuso nei serbatoi per oltre otto decenni, sul fondale di una laguna della Micronesia.
Fonte: TecnoAndroid


