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Lago Superiore, i pesci zombie che sconcertano i biologi

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Nelle profondità del Lago Superiore i biologi hanno iniziato a parlare di pesci zombie, un’espressione che descrive bene quello che stanno trovando sotto la superficie: trote dall’aspetto scheletrico, magrissime, quando invece dovrebbero essere tra i pesci più grassi di tutto il bacino. Il fenomeno riguarda i siscowet, una forma particolare di trota di lago, e per ora nessuno è riuscito a spiegarlo con certezza.

Il punto è proprio questo. Non si tratta di una specie fragile o già in difficoltà, ma di un pesce che ha costruito la propria esistenza intorno all’accumulo di riserve di grasso. Trovarne un numero crescente in condizioni di estrema magrezza significa che qualcosa, nelle acque più buie e profonde del Lago Superiore, si è mosso in una direzione che gli studiosi non avevano previsto.

Chi sono i siscowet e perché la loro magrezza fa rumore

Il siscowet non è un pesce qualsiasi. Vive nelle zone profonde, dove la luce non arriva quasi mai e la temperatura resta bassa tutto l’anno, e in quell’ambiente ha sviluppato una caratteristica che lo rende immediatamente riconoscibile: una quantità di grasso corporeo molto superiore alla media delle altre trote di lago. Quel grasso non è un dettaglio estetico, serve a galleggiare senza sforzo e a sopravvivere nei periodi in cui il cibo scarseggia.

Ecco perché la scoperta ha attirato l’attenzione. Un siscowet magro è, in un certo senso, una contraddizione. E quando gli esemplari magri smettono di essere casi isolati e diventano un numero che cresce, il segnale va oltre la singola anomalia. I ricercatori che monitorano il Lago Superiore si sono trovati davanti a pesci che nuotano, respirano, si comportano come i loro simili, ma che hanno perso quasi del tutto la corporatura che li definiva. Da qui l’immagine dei pesci zombie, non come definizione scientifica ma come descrizione visiva di ciò che finisce nelle reti da campionamento.

Le ipotesi sul tavolo dei biologi

Le indagini si concentrano su due grandi famiglie di cause, entrambe ancora aperte. La prima è ecologica, e riguarda gli equilibri complessivi del lago: cosa sta cambiando nelle acque profonde, come si stanno muovendo le catene alimentari, quali specie stanno guadagnando o perdendo spazio. La seconda è alimentare in senso più diretto, cioè legata a quello che i siscowet riescono effettivamente a mangiare oggi rispetto a prima.

Sono piste che si intrecciano, perché nei laghi di queste dimensioni una variazione nella disponibilità di prede si riflette rapidamente sulla condizione fisica dei predatori. I biologi stanno raccogliendo dati per capire se la magrezza sia il risultato di una difficoltà nel trovare cibo, di un cambiamento nella qualità di quel cibo, o di una combinazione di fattori che agiscono insieme da tempo senza essere stati notati.

Per ora, nessuna delle ipotesi ha ricevuto una conferma definitiva. Il lavoro è nella fase in cui si misura, si confronta, si mette a confronto lo stato attuale degli esemplari con quello registrato negli anni precedenti. È un tipo di ricerca che richiede pazienza, perché le acque profonde del Lago Superiore non sono un ambiente facile da campionare e i dati storici non sempre raccontano tutto quello che servirebbe sapere.

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