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Per oltre trent’anni Kodak ha conservato nei suoi laboratori qualcosa che con rullini e macchine fotografiche non aveva nulla a che fare. Nel centro di ricerca di Rochester, nello stato di New York, l’azienda americana ha custodito per ben 31 anni un dispositivo nucleare contenente uranio altamente arricchito, impiegato per studiare i materiali e rimasto lontano dagli occhi del pubblico fino al suo smantellamento, avvenuto nel 2007.
Detto così sembra la trama di un film di spionaggio, eppure si tratta di una vicenda reale. Per la stragrande maggioranza delle persone il marchio richiama immagini molto più rassicuranti, come le foto delle vacanze, gli album di famiglia, le pellicole che per generazioni hanno riempito i cassetti di mezzo mondo. Proprio per questo la scoperta di un apparecchio di questo genere, celato all’interno della sede di ricerca, lascia spiazzati. Non era un oggetto qualunque e nemmeno un esperimento passeggero, visto che è rimasto operativo per un periodo lunghissimo sotto la sorveglianza del governo.
Un segreto custodito per tre decenni
Il primo aspetto che colpisce riguarda la durata. Trentuno anni non sono pochi, soprattutto per un apparato di questa natura. Significa che il dispositivo di ricerca ha attraversato diverse fasi della storia dell’azienda restando sempre lì, nello stesso centro, con la stessa funzione. Una presenza costante e silenziosa, nota a pochissimi e di sicuro ignorata da chi conosceva Kodak soltanto attraverso i suoi prodotti in vendita nei negozi.
L’altro elemento che fa riflettere è il contenuto. Il cuore del macchinario era costituito da uranio altamente arricchito, un materiale che per ovvie ragioni non circola liberamente e che richiede controlli rigorosi. Non stupisce quindi che le autorità governative abbiano tenuto d’occhio l’impianto per tutto il tempo in cui è rimasto attivo. La vigilanza pubblica era parte integrante della vicenda, tanto quanto l’attività scientifica condotta all’interno dei laboratori di Rochester.
Il fatto che a detenere un oggetto simile fosse un colosso della fotografia e non un ente militare o un istituto universitario rende la storia ancora più curiosa. È uno di quei dettagli che ribaltano completamente la percezione di un’azienda, mostrando un volto meno conosciuto e molto più legato alla ricerca sui materiali di quanto si potesse immaginare.
A cosa serviva e come si è chiusa la vicenda
Lo scopo dichiarato era proprio quello scientifico. Il dispositivo nucleare veniva utilizzato per studiare le proprietà dei materiali, un campo che per un’impresa impegnata nella produzione di pellicole e supporti fotografici aveva evidentemente un peso notevole. Dietro un’immagine stampata c’è infatti un lavoro enorme sulla chimica e sulla fisica dei componenti, e l’azienda aveva scelto di dotarsi di uno strumento decisamente fuori dal comune per portare avanti queste indagini.
Per tutto il periodo di attività l’apparecchio è rimasto avvolto da un certo riserbo. Non era qualcosa di cui si parlasse apertamente e la sua esistenza è rimasta per lo più sconosciuta al grande pubblico, abituato a pensare al marchio di Kodak come a un sinonimo di ricordi e istantanee più che di laboratori sorvegliati.
La storia si è chiusa nel 2007, quando l’impianto è stato smantellato dopo 31 anni di permanenza nel centro di ricerca di Rochester, ponendo fine alla presenza di uranio altamente arricchito all’interno della struttura dell’azienda.
Fonte: TecnoAndroid


