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Kimi K3, una falla nelle API riapre il caso distillazione

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Da settimane Kimi K3 è al centro di una delle discussioni più accese del settore dell’intelligenza artificiale, e la domanda di fondo è sempre la stessa. Moonshot ha distillato il suo modello partendo da quelli di Anthropic? Chi difende il laboratorio cinese fa notare che tra il lancio pubblico di Fable e quello di Kimi K3 sono passate circa due settimane, una finestra troppo stretta per un’operazione di distillazione su larga scala. Ora però una vulnerabilità appena scoperta nelle API dei principali laboratori occidentali rimescola le carte, e per gli accusatori assomiglia molto alla prova che stavano cercando.

Il punto di partenza è tecnico ma abbastanza semplice da spiegare. I modelli linguistici, prima di rispondere, elaborano internamente una catena di ragionamento. Quel passaggio intermedio viene di norma chiuso dentro un blocco di testo cifrato, così l’utente vede solo la risposta finale mentre il blocco viaggia avanti e indietro verso il browser per alleggerire la memoria dei server. Uno studio reso pubblico l’11 agosto 2026 sostiene che quel meccanismo abbia una falla piuttosto vistosa: OpenAI, Anthropic e Google avrebbero usato chiavi di cifratura globali valide sull’intero ecosistema.

Kimi K3: come si apre il blocco cifrato dei ragionamenti

Il trucco individuato dai ricercatori è quasi banale nella sua efficacia. I modelli più avanzati, tipo Claude Opus, sono addestrati a rifiutare le richieste di mostrare i propri pensieri interni. Ma basta prendere il blocco cifrato prodotto da Opus e passarlo a un modello fratello più piccolo ed economico, come Claude Haiku, che di quelle protezioni severe non dispone. Il modello debole decodifica il blocco e stampa a schermo il ragionamento esatto del modello più intelligente. Gli autori hanno anche verificato che il conteggio dei token di ragionamento estratti corrisponde uno a uno ai thinking token fatturati dalle API nella maggior parte dei prompt testati.

Le conseguenze vanno ben oltre la disputa geopolitica. Gli sviluppatori pubblicano abitualmente log di sessione online senza sapere che dentro quei blocchi restano intrappolati dati sensibili: analizzando materiale già pubblico, i ricercatori hanno recuperato 367 informazioni personali e 182 credenziali segrete, tra chiavi API e password. C’è poi il capitolo aggiramento delle protezioni, perché anche quando un modello rifiuta di fornire una risposta pericolosa, il ragionamento decifrato spesso rivela i passaggi dannosi che aveva comunque considerato. E infine la possibilità di nascondere comandi malevoli dentro blocchi invisibili per dirottare i flussi di lavoro automatizzati.

L’esperimento che tira in ballo Moonshot

La parte che interessa direttamente la vicenda cinese arriva dopo. Gli autori dello studio hanno preso l’1 percento del ragionamento decodificato di Claude Opus 4.8 e lo hanno usato come innesco per Kimi K3. Il risultato è stato netto: il ragionamento successivo e la risposta finale del modello di Moonshot si sono spostati in modo evidente verso lo stile e le formulazioni di Claude. Secondo la ricerca, alcuni specifici passaggi di ragionamento di Claude e GPT sono fino a circa sei ordini di grandezza più facili da estrarre da Kimi K3 che dal modello che segue in classifica.

Il confronto con altri modelli a pesi aperti come DeepSeek V4 Flash mostra una differenza statistica difficile da ignorare: Kimi K3 prevede e prosegue il testo di Claude con una probabilità anomala, segno di una forte compatibilità comportamentale con gli schemi di ragionamento di Opus. Gli stessi ricercatori aggiungono che distillare tracce di ragionamento sarebbe stato possibile da parecchio tempo, senza mai dover forzare la crittografia.

Una prova definitiva, va detto, non esiste, e difficilmente arriverà se non dalla voce diretta dei vertici di Moonshot. Nel frattempo il laboratorio si trova infilato nel braccio di ferro tra Cina e Stati Uniti, con Anthropic e alcuni esponenti dell’amministrazione Trump che lo accusano apertamente di aver distillato Kimi K3 dai modelli americani. Washington sospetta da tempo che ingegneri cinesi portino hard disk carichi di modelli in paesi amici degli Stati Uniti per potenziarli con tecniche di reinforcement learning su GPU NVIDIA di ultima generazione. Secondo le accuse mosse di recente da un funzionario dell’amministrazione, Moonshot possiederebbe di nascosto alcuni server NVIDIA GB300 e avrebbe ottenuto accesso ad altre unità GB300 passando dalla Thailandia.

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