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La Jordan 191 che ha aperto la carriera di Michael Schumacher in Formula 1 torna sul mercato dei collezionisti, e la cifra richiesta è sorprendentemente bassa per un pezzo con quel cognome nella storia. Un telaio della stessa monoposto con cui il tedesco debuttò nel 1991 verrà infatti battuto all’asta con una stima che parte da 410.000 euro, cifra che nel mondo delle vetture storiche di F1 equivale quasi a un’occasione. C’è un dettaglio, però, che spiega il prezzo contenuto, e vale la pena arrivarci con calma.
Tutto nacque a Spa-Francorchamps, dove la squadra irlandese si trovò improvvisamente senza un pilota. Bertrand Gachot era stato arrestato a Londra dopo una lite con un tassista, e Eddie Jordan decise di scommettere su un ragazzo tedesco praticamente sconosciuto. Il manager Willi Weber garantì che il suo assistito conosceva il tracciato belga a memoria. Non era vero: il futuro Kaiser non ci aveva mai girato prima. Nonostante questo, in qualifica piazzò la Jordan al settimo posto, mescolandosi ai veterani del Circus come se fosse lì da anni.
Cinquecento metri e una leggenda che comincia
La gara durò poco, per la precisione 500 metri, poi la frizione cedette. Ma il weekend belga aveva già fatto il suo effetto. Flavio Briatore, allora al comando della Benetton, capì al volo cosa avesse davanti e mise sul tavolo un contratto per affiancare Nelson Piquet. Eddie Jordan tentò la carta del precontratto con opzione a medio e lungo termine, Weber consigliò invece la strada Benetton, e la storia gli diede ragione. Piquet, per la cronaca, non nascose il fastidio all’idea di doversi misurare con un enfant prodige.
Per sistemare la faccenda, Briatore girò il proprio secondo pilota Roberto Moreno alla Jordan a titolo gratuito, continuando a pagargli l’ingaggio fino alla fine della stagione. La Verdona sponsorizzata 7Up, come venne soprannominata, riprendeva soluzioni tecniche già viste su altre monoposto dell’epoca, eppure fu una delle rivelazioni di quel campionato, in un anno che coincideva anche con l’ingresso in F1 della squadra di Eddie Jordan, arrivata dalla Formula 3 e dall’allora Formula 3000. Con la Benetton, Schumacher conquistò due titoli mondiali prima del passaggio alla Scuderia Ferrari, dove costruì il resto del suo palmares. Sette volte campione del mondo, per anni primatista di giri veloci in gara, hat trick, pole position e vittorie, record poi eguagliati e in parte superati da Lewis Hamilton, oggi proprio in Ferrari.
Perché questo telaio costa così poco
Il telaio numero 6, quello effettivamente guidato da Schumacher in qualifica nel 1991, ha già trovato un compratore: venne battuto all’asta nel 2023 per 1.495.000 euro. Prima ancora, nel 2021, Mick Schumacher aveva portato quella stessa vettura in pista a Silverstone, ripercorrendo simbolicamente le orme del padre trent’anni dopo.
Quello che finirà sotto il martello di Bonhams al Goodwood Revival di Chichester, nel settembre 2026, è invece il terzo telaio, il 191/3. E qui sta la differenza: Michael Schumacher non si è mai seduto nel suo abitacolo. La vettura, disegnata da Gary Anderson, fu guidata principalmente da Andrea de Cesaris durante la stagione 1991. La stima resta quindi compresa tra 410.000 e 610.000 euro, meno di un terzo di quanto pagato per il telaio del debutto.
C’è un altro elemento che pesa sulla valutazione. Un cedimento alle sospensioni provocò un brutto incidente al Gran Premio di Gran Bretagna, dopo il quale la monoposto venne trasformata in pezzo da esposizione e successivamente venduta a un collezionista in Giappone. Il motore Ford originale, purtroppo, è andato perduto nel corso degli anni. Per chi colleziona monoposto storiche di F1, però, una Jordan 191 autentica a quel prezzo resta una porta d’ingresso difficile da ignorare, con l’appuntamento fissato tra i prati del Goodwood Revival.










