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Il Jeep Grand Wagoneer arriva al 2026 con un taglio di prezzo che cambia le carte in tavola, perché il listino di partenza scende a circa 60.000 euro trasporto incluso, oltre 18.500 euro in meno rispetto al modello uscente. Per anni il problema di questo SUV era chiaro a tutti: aveva l’aspetto, le misure e le finiture di un SUV di lusso, ma chiedeva cifre da Cadillac o Lincoln con un logo Jeep sul cofano. Difficile da spiegare a chi guardava anche la concorrenza tedesca.
Il vecchio modello partiva da circa 74.000 euro e, una volta caricato di optional, superava tranquillamente i 100.000. Adesso la soglia d’ingresso è un’altra cosa. E Jeep non si è limitata a limare il cartellino lasciando tutto il resto intatto, perché il 2026 porta con sé un aspetto rivisto, una gamma più semplice e un approccio diverso alle motorizzazioni.
Gamma più snella e ritorno del marchio Jeep
Le vecchie sigle Series I, Series II e Series III sono state cancellate. Al loro posto tre allestimenti dai nomi più leggibili: Grand Wagoneer, Limited e Summit, ognuno disponibile sia in versione standard sia a passo lungo. Il nome torna anche ufficialmente sotto l’ombrello del marchio Jeep, dopo il tentativo di farne una griffe a sé stante.
L’aspetto da transatlantico su ruote resta quello di sempre. Le proporzioni sono paragonabili a quelle di una Cadillac Escalade, l’abitacolo continua a giocare la carta dei materiali pregiati, dal legno a poro aperto ai sedili anteriori con funzione massaggio, fino all’impianto audio McIntosh sulle versioni più ricche. Anche lo spazio per la seconda e la terza fila rimane uno dei punti forti, area in cui questo SUV ha sempre avuto la mano vincente.
La novità interessante è che la versione base non sembra una punizione. Anche partendo dal gradino più basso si trovano sedili in pelle Capri, poltrone anteriori regolabili elettricamente con riscaldamento e ventilazione, impianto audio Alpine a nove altoparlanti e climatizzatore automatico a tre zone. Il prezzo è calato, l’abitacolo non è stato svuotato.
Motore Hurricane, più leggero nei numeri ma non timido
Sotto il cofano il benzina di serie è il sei cilindri in linea Hurricane da 3 litri, accreditato di 420 cavalli e 468 libbre piede di coppia, abbinato al cambio automatico TorqueFlite a otto rapporti. Rispetto ai 540 cavalli della versione precedente c’è un passo indietro, ma la sostanza resta abbondante per un SUV di questa taglia.
La trazione integrale non è più di serie sulla variante d’accesso, però rimane disponibile a richiesta. La capacità di trascinare rimorchi arriva fino a 4.500 chilogrammi, valore indicato come il migliore della categoria. In arrivo c’è anche una versione elettrica a autonomia estesa, con generatore V6 Pentastar, pacco batteria da 92 kWh e circa 647 cavalli con 620 libbre piede di coppia. Per adesso, però, la rivoluzione del listino riguarda il modello a benzina.
Quello che il listino non racconta
Resta un veicolo enorme, con telaio a longheroni separato e circa 2.700 chilogrammi da muovere. I consumi dichiarati parlano di 17 mpg in città e 24 mpg in autostrada, quindi il pieno si fa sentire. La garanzia copre tre anni o circa 58.000 chilometri e la svalutazione è ancora un’incognita, dato che il modello è relativamente giovane sul mercato. C’è poi la tentazione di salire di allestimento, sempre in agguato. Un Summit Reserve L completo può ancora spingersi oltre i 92.000 euro, cifra che azzera buona parte del vantaggio iniziale.
Con il nuovo listino, comunque, il posizionamento cambia sensibilmente: il Grand Wagoneer resta sotto Mercedes GLS, BMW X7, Cadillac Escalade, Lincoln Navigator e Lexus LX, e parte perfino sotto una GMC Yukon Denali. Non diventa un affare a buon mercato, semplicemente diventa più facile spiegare la spesa a chi cerca pelle, legno, audio premium e spazio per sette persone senza avvicinarsi ai prezzi dei modelli più costosi del segmento.











