Apple ha già messo nel mirino il salto tecnologico più ambizioso degli ultimi anni, e riguarda i futuri iPhone del 2028. Secondo le ultime indiscrezioni, i modelli di fascia alta abbandoneranno i chip da 2 nanometri per passare a quelli da 1,4 nanometri, una transizione che porterà con sé il nuovo processore A22 Pro. A produrre la maggior parte di questi chip sarà ancora una volta Taiwan Semiconductor Manufacturing Co., la celebre TSMC, anche se Apple starebbe valutando di affidarne una parte a Intel.
Dai 3 nanometri di oggi al futuro a 1,4 nanometri
Per capire dove sta andando la roadmap conviene partire da dove siamo. Gli attuali iPhone 17 montano un processo produttivo a 3 nanometri di terza generazione, chiamato N3P. Il passo successivo arriverà con iPhone 18 Pro, iPhone 18 Pro Max e il tanto chiacchierato iPhone pieghevole, attesi per settembre 2026, che saranno i primi a sfruttare un processo a 2 nanometri di nuova generazione. Anche i chip del 2027 resteranno su quella stessa tecnologia, e solo nel 2028 Apple alzerà ulteriormente l’asticella portando alcuni componenti a 1,4 nanometri.
TSMC lavora sui chip a 1,4 nanometri ormai da diversi anni. Il suo nodo, battezzato A14, promette prestazioni fino al 15 percento superiori rispetto a quelle ottenibili con il nodo N2 a 2 nanometri. In alternativa, gli stessi chip potranno garantire le medesime prestazioni ma con un risparmio energetico del 30 percento. Numeri che, sulla carta, fanno la differenza tra un telefono che scalda e si scarica in fretta e uno che resiste senza problemi a una giornata intensa.
Perché la fornitura resta un nodo delicato
C’è però un dettaglio che pesa parecchio. Ogni riduzione delle dimensioni dei nodi porta con sé costi di produzione più alti e una capacità limitata, perché realizzare i chip più avanzati è tecnicamente complicato. A complicare il quadro ci sono i produttori di server per l’intelligenza artificiale, NVIDIA in testa, che fanno incetta dei processori più potenti ed efficienti di TSMC. Risultato? Meno disponibilità per i dispositivi destinati ai consumatori. Durante l’ultima chiamata sui risultati finanziari, l’amministratore delegato Tim Cook ha ammesso che gli iPhone 17 hanno sofferto proprio di questo problema, perché Apple non riusciva a procurarsi abbastanza chip A19 e A19 Pro.
Proprio per questo l’azienda di Cupertino sta cercando di diversificare la propria catena di fornitura, e qui entra in gioco Intel. In passato Apple aveva usato chip progettati da Intel nei Mac, ma stavolta lo scenario sarebbe diverso. Con il nuovo accordo, Intel si occuperebbe di realizzare chip basati su architettura Arm partendo dai progetti firmati Apple.