Le grane antitrust per Apple in Europa non finiscono mai, e adesso se ne aggiunge un’altra che riguarda da vicino iCloud. L’autorità garante della concorrenza italiana ha aperto un’indagine per capire se la mela morsicata stia favorendo in modo illegale il proprio servizio cloud rispetto a quelli della concorrenza. E non è una faccenda che resterà confinata entro i confini nazionali, perché il regolatore italiano ha già fatto sapere che invierà una relazione alla Commissione europea.
Per inquadrare bene la cosa serve qualche passo indietro. Apple si trova ad affrontare procedimenti antitrust praticamente in ogni angolo del pianeta. Solo negli ultimi due anni l’azienda ha pagato multe per un totale vicino ai 2,8 miliardi di euro, accumulate per violazioni di varie normative sulla concorrenza. E la strategia di Cupertino è sempre stata piuttosto rigida. Raramente ammette di aver sbagliato qualcosa, e in più di un’occasione ha lasciato intendere che preferirebbe ritirarsi del tutto o in parte da un mercato piuttosto che piegarsi a quello che i regolatori chiedono.
Un esempio recente lo offrono le funzioni di Apple Intelligence in iOS 27. L’azienda non le ha rese disponibili nella prima beta per sviluppatori all’interno dei Paesi dell’Unione. Bruxelles vorrebbe che Apple concedesse ai servizi di intelligenza artificiale di terze parti lo stesso accesso a iPhone garantito al nuovo Siri, ma la risposta è stata un no secco, motivato con ragioni di sicurezza e privacy. Tra l’altro, secondo la casa di Cupertino, la Commissione europea non avrebbe nemmeno risposto alla proposta di compromesso avanzata.
Apple: cosa contesta il regolatore italiano
Veniamo al punto. L’autorità garante della concorrenza ha aperto martedì l’istruttoria su Apple per verificare il rispetto degli obblighi di interoperabilità previsti dal Digital Markets Act europeo. In base a queste regole, Apple deve garantire che i fornitori terzi di servizi cloud per i consumatori possano dialogare in modo efficace e gratuito con i componenti hardware e software gestiti attraverso i sistemi operativi iOS e iPadOS. E devono avere lo stesso accesso riservato a iCloud.
Secondo quanto dichiarato dall’authority, ci sarebbero prove che gli altri fornitori di servizi cloud per i consumatori non si trovano nella stessa posizione di iCloud. Il motivo è semplice da spiegare: non sembrano avere accesso agli stessi componenti che Apple utilizza o mette a disposizione per il proprio servizio.
Una questione che riguarda tutta l’Unione
Qui c’è un dettaglio che rende il caso particolarmente interessante. Non si tratta soltanto di una faccenda italiana. A volte i regolatori di un singolo Paese europeo indagano su Apple e sugli altri colossi tecnologici per possibili violazioni delle proprie leggi nazionali. Stavolta però l’Italia contesta ad Apple il mancato rispetto degli obblighi imposti dal DMA, che è una normativa valida in tutta l’Unione.
Il Digital Markets Act consente ai singoli Stati membri di svolgere indagini preliminari e poi di trasmettere le proprie conclusioni alla Commissione europea. Se i regolatori italiani arrivassero a stabilire che Apple sta violando il DMA, toccherebbe poi a Bruxelles esaminare quelle conclusioni e decidere come muoversi.