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Apple lamenta da tempo l’aumento dei costi dei componenti e, nel suo ultimo report finanziario, ha avvertito gli investitori che il prezzo elevato delle memorie sta erodendo i margini di guadagno. Fin qui niente di strano, perché il problema esiste davvero. Basta però guardare i numeri dall’altra parte del bancone per accorgersi che la situazione è un po’ più sfumata di così, soprattutto quando si parla degli upgrade di memoria sugli iPhone. Una recente analisi indica infatti che l’azienda di Cupertino continua a far pagare questi aumenti di capacità molto più di quanto le costino, e il conto per chi compra è diventato parecchio più salato con le ultime generazioni.
Da iPhone 17 Pro a iPhone 18 Pro, quanto costa davvero lo spazio in più
Il caso più eclatante riguarda iPhone 17 Pro. Passare dalla versione da 256 GB a quella da 1 TB richiedeva circa 345 euro in più. La spesa effettiva sostenuta da Apple per quella memoria aggiuntiva si aggirava invece intorno ai 36 euro, il che significa un margine netto vicino al 1.000%. Una cifra difficile da giustificare con la sola logica dei costi industriali.
Con iPhone 18 Pro le cose sono cambiate, anche se non nella direzione sperata dagli acquirenti. Il prezzo dello stesso salto di capacità è salito a circa 515 euro. Va detto che quest’anno il costo stimato dei chip di archiviazione è cresciuto parecchio, arrivando a circa 165 euro, ma chi sceglie il taglio più capiente paga comunque più di tre volte quello che Apple spende. Rispetto al ricarico quasi decuplicato della generazione precedente lo scenario appare meno clamoroso, certo, però resta lontanissimo da qualcosa che si possa definire un prezzo conveniente.
C’è poi un dettaglio tecnico che complica ulteriormente il quadro. I modelli di iPhone 18 Pro da 1 TB in su utilizzano memorie QLC, una tecnologia che permette di raggiungere capacità elevate ma che risulta più lenta rispetto ai chip impiegati nelle versioni base. In pratica chi spende di più per avere più spazio rischia, in alcuni scenari d’uso, di ritrovarsi con prestazioni inferiori a quelle che si aspetterebbe da un dispositivo di fascia così alta.
La crisi delle memorie colpisce tutti, ma non allo stesso modo
La crisi dei prezzi delle memorie è un problema enorme e destinato a durare, e ovviamente Apple non è l’unica a farne le spese. Anche Xiaomi ha ritoccato verso l’alto i listini di smartphone e tablet per la stessa ragione, e negli ultimi mesi molti altri marchi hanno fatto lo stesso. Nessuno, insomma, è rimasto immune dai rincari della componentistica.
Quello che non va giù ai clienti è piuttosto l’atteggiamento della casa di Cupertino, che continua a mantenere margini decisamente alti sugli incrementi di capacità anche in una fase delicata come quella attuale. Il punto è che Apple non appare come un’azienda schiacciata dai costi. Al contrario, sta continuando a sfruttare il prezzo degli upgrade di memoria come una leva commerciale che funziona benissimo, con o senza crisi.
Fonte: TecnoAndroid


