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Gli occhiali smart con intelligenza artificiale puntano a diventare un accessorio quotidiano anche per chi ha bisogno di correggere la vista. Meta, dopo aver portato sul mercato la prima ondata di occhiali da sole intelligenti, adesso guarda con decisione a un pubblico diverso e molto ampio, quello dei miopi. La domanda che molti si pongono è semplice. Questi dispositivi possono davvero prendere il posto dei classici occhiali da vista? Sulla carta sì, ma tra peso, autonomia e divieti in alcuni luoghi pubblici il consiglio più sensato è considerarli ancora come un secondo paio.
Il cambio di rotta è evidente. Fino a poco tempo fa gli occhiali con fotocamera e assistente vocale erano pensati soprattutto per l’uso all’aperto, con lenti scure e un’impostazione più vicina al mondo della moda che a quello dell’ottica. Ora l’azienda sta ampliando la gamma con un numero crescente di modelli progettati apposta per ospitare lenti da prescrizione, così da intercettare chi porta gli occhiali tutto il giorno e non solo nelle giornate di sole.
I modelli pensati per chi porta lenti graduate
Tra le proposte più rappresentative di questa nuova strategia spiccano i Ray Ban Meta Scriber, una montatura che nasce con l’idea di accogliere lenti graduate senza rinunciare alle funzioni smart. Accanto a questo modello compaiono diverse altre opzioni con lenti transition, quelle che si scuriscono alla luce del sole e tornano chiare al chiuso. Una soluzione pratica, almeno in teoria, perché permette di avere un unico dispositivo valido sia in casa sia all’esterno, senza dover alternare due paia diverse nel corso della giornata.
L’obiettivo di Meta è chiaro. Rendere gli occhiali intelligenti qualcosa di naturale da indossare dalla mattina alla sera, esattamente come succede con una normale montatura da vista. Ed è proprio qui che la faccenda si complica, perché chi dipende dalle lenti per vedere bene ha esigenze molto più rigide rispetto a chi usa gli occhiali da sole solo ogni tanto.
Peso, autonomia e divieti frenano il passaggio definitivo
Il primo ostacolo riguarda il peso. Una montatura che integra componenti elettronici è inevitabilmente più pesante di un paio di occhiali tradizionali, e questo dettaglio diventa importante quando il dispositivo resta sul naso per molte ore di fila. Ciò che è tollerabile per una passeggiata può risultare fastidioso durante una lunga giornata di lavoro.
Poi c’è la questione dell’autonomia. Gli occhiali smart funzionano a batteria e, prima o poi, vanno ricaricati. Per chi li usa come accessorio non è un grosso problema, ma per chi ha bisogno delle lenti per guidare, leggere o semplicemente muoversi in sicurezza la cosa cambia parecchio. Le lenti continuano naturalmente a correggere la vista anche a batteria scarica, però rimanere senza le funzioni intelligenti proprio quando servono riduce di molto il senso dell’operazione.
Infine pesano i divieti nei luoghi pubblici. La presenza di una fotocamera integrata spinge alcuni ambienti a vietare l’ingresso con questo tipo di dispositivi, e chi porta solo occhiali smart rischierebbe di trovarsi nella scomoda situazione di doverli togliere senza avere un’alternativa per vedere. Per tutte queste ragioni gli occhiali intelligenti di Meta restano consigliati come secondo paio, da affiancare a una montatura tradizionale anziché sostituirla del tutto.
Fonte: TecnoAndroid


