Le funzioni fotografiche AI di iOS 27 hanno fatto discutere parecchio sin dal loro annuncio al WWDC di quest’anno, e dopo qualche settimana di prove l’impressione iniziale si è rafforzata parecchio. Apple non ha buttato dentro l’intelligenza artificiale tanto per stupire, ma ha scelto strumenti che rispondono a problemi reali di chi scatta foto ogni giorno. Il rinnovato Clean Up, insieme alle nuove funzioni Reframe ed Extend, va proprio in questa direzione.
La fotografia sta cambiando, e da un pezzo
Chi ha iniziato a fotografare decenni fa con una vecchia reflex meccanica, di quelle pesanti e senza un solo circuito elettronico, oggi fatica a riconoscere il mestiere. Pensare di usare uno smartphone come macchina fotografica principale, ottenendo risultati migliori di certe reflex di anni dopo, sarebbe sembrato semplicemente assurdo. Eppure è andata così.
Lo stesso vale per le DSLR, date per intramontabili fino a poco tempo fa anche nel mercato professionale. Nikon ha smesso del tutto di produrle, mentre Canon mantiene in catalogo i modelli esistenti senza svilupparne di nuovi da anni, e probabilmente non lo farà mai più. Le mirrorless dominano ormai il mercato, e i sondaggi di settore confermano che questo vale anche tra i professionisti. Non capita ancora spesso di vedere fotografi professionisti usare iPhone per i loro servizi, ma le lodi sulle sue capacità sono ormai all’ordine del giorno. Gli iPhone di oggi sono macchine fotografiche serie.
Quando il calcolo conta più dell’obiettivo
C’è un limite a quello che si può ottenere con sensori minuscoli e lenti di plastica. Il controllo sulla profondità di campo, per dire, è davvero poco. Apple è stata tra le prime aziende a capire che un’elaborazione intelligente delle immagini poteva imitare risultati prima riservati alle fotocamere di fascia alta. La modalità Ritratto nasce proprio così, simulando lo sfocato di una profondità di campo ridotta. All’inizio i risultati lasciavano a desiderare, ma col tempo la funzione è diventata sempre più convincente. Oggi, dietro ogni foto scattata con un iPhone, gira in silenzio una quantità enorme di calcoli.
Apple ha anche introdotto modi per correggere gli errori dopo lo scatto. Se si usa la modalità Ritratto a f/2.8 e poi si vuole più nitidezza, si può cambiare a posteriori l’apertura simulata. Se in modalità Cinematic si mette a fuoco la persona sbagliata, si sposta il punto di fuoco in fase di modifica, sia su iPhone sia su Mac. E se nello sfondo era finito qualcosa di indesiderato, ci pensava il Clean Up a toglierlo di mezzo.
Tre strumenti che risolvono problemi veri
In iOS 27 il Clean Up diventa molto più potente, affiancato da due nuove funzioni. Reframe permette di spostare in modo artificiale la posizione del fotografo, a sinistra, a destra, in alto o in basso, ricomponendo la foto come se fosse stata scattata da quell’angolazione. Extend invece cambia il rapporto d’aspetto anche quando serve aggiungere contenuto che al momento dello scatto non c’era.
Quello che colpisce è la scelta degli strumenti. Niente intelligenza artificiale fine a se stessa, ma funzioni pratiche e utili. Il nuovo Clean Up se la cava bene anche con sfide complicate, come togliere due persone in giubbotto ad alta visibilità da un’inquadratura: pochi secondi e spariscono, come se non ci fossero mai state. Stesso discorso per un traghetto fastidioso o una boa di ormeggio sullo sfondo.
Reframe entra in gioco quando basta uno spostamento minimo dell’angolazione per cambiare tutta la composizione. A volte serve sacrificare la simmetria di un arco per spostarsi un po’ più a sinistra ed eliminare un brutto carro attrezzi. Altre volte basta un microscopico cambio di angolo per separare i capelli mossi dal vento dalla guglia di una chiesa sullo sfondo. C’è un limite, però: al momento non si possono combinare Reframe e Clean Up nello stesso scatto. E quando la richiesta è grossa, come ricostruire buona parte di un braccio tagliato, lo strumento deve praticamente inventarselo, eppure se la cava.
Extend è forse la sfida più ardua, perché tocca all’iPhone inventare contenuto plausibile e realistico. In un esempio con il grattacielo londinese soprannominato Walkie Talkie, tagliato verticalmente, lo strumento ha ricostruito in modo convincente il bordo perduto, arrivando a immaginare un edificio sullo sfondo. In un secondo caso, tagliato in orizzontale con la cima persa, l’AI ha notato le gru sullo sfondo e ne ha dedotto che probabilmente ce n’era una anche sulla cima inventata del palazzo dietro. Chi non conosce la scena non si accorgerebbe di nulla.
Si tratta della prima beta per sviluppatori, quindi tra glitch e crash improvvisi qualche intoppo è inevitabile. Ma la direzione presa con questo uso intelligente e ponderato dell’AI sembra davvero quella giusta.