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Un sistema di intelligenza artificiale capace di stimare il rischio di morte partendo da una semplice fotografia del volto. Detta così può sembrare una trovata da romanzo di fantascienza, eppure è proprio la direzione presa da un gruppo di ricercatori che ha messo a punto uno strumento in grado di individuare nelle immagini del viso alcuni segnali utili a valutare le condizioni dei pazienti. L’idea di partenza è tanto semplice quanto spiazzante perché una foto potrebbe raccontare molto più di quello che si nota a prima vista.
Il progetto nasce al Mass General Brigham di Boston, negli Stati Uniti, dove gli scienziati hanno scelto di concentrarsi su una categoria ben precisa di persone, cioè i pazienti oncologici. Il punto non è quindi giocare con i filtri o con le app che indovinano l’età. Si parla di uno strumento sviluppato in ambito clinico e pensato per chi sta già affrontando un percorso medico complesso, dove ogni informazione in più sullo stato di salute può avere un peso concreto.
Cosa può nascondere una fotografia del viso
Alla base della ricerca c’è un’ipotesi precisa, quella secondo cui il viso conterrebbe informazioni che vanno oltre l’aspetto esteriore. Non si tratta solo di lineamenti, espressioni o tratti somatici, ma di qualcosa di più sottile che l’occhio umano fatica a cogliere in modo sistematico. Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale, chiamata ad analizzare le immagini alla ricerca di indizi che possano dire qualcosa sulle condizioni generali della persona ritratta.
In pratica il volto diventa una sorta di documento da leggere con attenzione. Un medico osserva il paziente e ne ricava impressioni basate sull’esperienza, mentre un algoritmo può esaminare la stessa immagine in maniera costante e senza stancarsi. Il ragionamento dei ricercatori di Boston va proprio in questa direzione, ossia capire se un sistema automatico sia in grado di trasformare una fotografia in uno strumento di valutazione affidabile. Il fatto che il lavoro si concentri sulla stima del rischio di morte rende evidente quanto in alto sia stata posta l’asticella.
Perché la ricerca guarda ai pazienti oncologici
La scelta di lavorare con i pazienti oncologici non è casuale. In questo campo comprendere lo stato di salute di una persona è un passaggio delicato e spesso decisivo, e qualsiasi elemento capace di offrire un quadro più chiaro viene guardato con grande interesse. Un sistema che parte da una semplice immagine del viso avrebbe dalla sua anche un vantaggio pratico non da poco, visto che scattare una foto è un’operazione rapida, poco invasiva e alla portata di qualunque struttura sanitaria.
Naturalmente un approccio del genere solleva anche domande importanti. Affidare a un software una stima così delicata significa toccare un tema sensibile, che riguarda la fiducia nella tecnologia e il modo in cui queste informazioni potrebbero essere comunicate ai pazienti e alle loro famiglie. Proprio per questo la cornice clinica in cui è nato lo studio ha un ruolo centrale, perché lo strumento è stato concepito come supporto all’analisi medica e non come una sentenza consegnata da una macchina.
Il lavoro del Mass General Brigham si inserisce in un filone di ricerca che punta a sfruttare l’intelligenza artificiale per leggere dati che finora restavano in gran parte inesplorati. In questo caso la materia prima è la più immediata possibile, cioè il volto di una persona. Il gruppo di scienziati di Boston ha sviluppato il sistema proprio con questo scopo, analizzare le immagini del viso dei pazienti oncologici per individuare segnali in grado di valutarne le condizioni.
Fonte: TecnoAndroid


