Restano pochissimi giorni per rivedere su Netflix la trilogia de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson, che lascerà il catalogo il 26 luglio 2026. Chi ha l’abitudine di riguardarla almeno una volta l’anno sa bene di cosa parliamo. Certi film, per quanto tempo passi, funzionano quasi come il primo giorno e regalano un comfort difficile da trovare altrove. E alcune trilogie diventano un appuntamento fisso, quasi rituale, soprattutto per chi ama il fantasy più epico.
La storia la conoscono praticamente tutti. Il giovane e timido hobbit Frodo Baggins eredita un anello che non è affatto un semplice ninnolo. È l’Anello unico, uno strumento di potere che permetterebbe a Sauron, l’Oscuro Signore, di dominare la Terra di Mezzo e ridurre in schiavitù i suoi abitanti. Frodo, insieme a una Compagnia formata da hobbit, uomini, un mago, un nano e un elfo, ha il compito di portare l’Anello attraverso tutta la Terra di Mezzo fino al Monte Fato, dove fu forgiato, per distruggerlo una volta per tutte.
Un viaggio dentro Mordor e dentro se stessi
Il cammino significa avventurarsi nelle profondità di Mordor, la terra dell’Oscuro Signore, dove si concentra l’esercito di orchi. La Compagnia non deve combattere solo le forze esterne del male, ma anche quelle interne, con l’influenza corruttrice che l’Anello esercita su chiunque gli stia vicino. È proprio questa tensione a rendere il racconto qualcosa di più di una semplice avventura fantasy.
La passione di Peter Jackson per il materiale di partenza a un certo punto lo aveva spinto a immaginare una storia fantasy sulla stessa lunghezza d’onda. Poi arrivò alla conclusione più ovvia. Doveva fare un adattamento diretto, anche a costo di convincere gli studios a lanciarsi in un’impresa così ambiziosa. Per anni ha combattuto con Miramax, insistendo per realizzare due film invece di uno solo da due ore che comprimesse tutto il libro.
Perché resta una trilogia intatta
La svolta arrivò con la collaborazione con New Line, che gli permise finalmente di prendere la direzione giusta. Trasformare Il Signore degli Anelli in una trilogia. Un’operazione che distribuisce bene le varie tappe dell’avventura e si muove tra i diversi personaggi senza mai perdere energia né slancio.
C’è poi tutto il lavoro artigianale messo nella ricostruzione più dettagliata possibile del mondo di Tolkien. Dagli angoli più suggestivi della Nuova Zelanda alla costruzione manuale di ogni pilastro, ogni arma e ogni scudo, fino all’impiego degli effetti al computer più avanzati dell’epoca. Tutto contribuisce a mantenere questi film vivi e carichi di fantasia. Ancora oggi si tratta di una trilogia praticamente immacolata.
Il primo capitolo, La Compagnia dell’Anello, uscì nelle sale il 21 dicembre 2001. Dura quasi tre ore, con un cast che comprende Elijah Wood, Sean Astin e Ian McKellen. Insieme a Le due torri e Il ritorno del re completa un percorso che milioni di spettatori continuano a rivedere anno dopo anno.
La trilogia de Il Signore degli Anelli resta disponibile su Netflix fino al 26 luglio 2026.


