Per anni il destino della Terra è sembrato segnato, scritto nero su bianco nei manuali di astronomia. La storia la conosciamo un po’ tutti, il Sole tra circa cinque miliardi di anni esaurirà il combustibile che alimenta il suo nucleo e si gonfierà fino a diventare una gigantesca stella rossa, pronta a inghiottire i pianeti più vicini. Adesso però una nuova ricerca prova a riscrivere quel finale, e lascia intravedere uno spiraglio diverso da quello a cui ci eravamo abituati.
Lo studio è apparso sulla rivista Astronomy & Astrophysics e mette sul tavolo una questione che fino a oggi era stata un po’ sottovalutata. Il punto è l’equilibrio tra due fenomeni che entreranno in scena proprio durante le ultime fasi di vita della nostra stella. Due forze che, in pratica, tirano in direzioni opposte. E proprio da questo braccio di ferro dipenderà la sorte del nostro pianeta.
Le due forze in gioco quando il Sole morirà
Il primo fenomeno ha a che fare con le interazioni mareali generate dall’enorme espansione della stella. Quando il Sole si dilaterà fino a raggiungere dimensioni mostruose, eserciterà una sorta di attrito gravitazionale sui pianeti. Il risultato è che questi corpi celesti perderebbero energia orbitale, venendo trascinati lentamente verso l’interno, sempre più vicini alla loro fine. Una prospettiva poco rassicurante, almeno guardandola così.
Ma c’è un secondo elemento che cambia parecchio le carte in tavola. Durante quella fase il Sole non resterà uguale a sé stesso, anzi. Perderà una quantità enorme di massa a causa di intensi venti stellari, una sorta di emorragia cosmica che ridurrà la sua capacità di attrarre i pianeti. Meno massa significa meno gravità, e meno gravità vuol dire orbite che tendono ad allontanarsi invece di precipitare. Ecco perché la Terra potrebbe, contro ogni previsione catastrofica, riuscire a salvarsi da quel destino segnato.
In sostanza il futuro del pianeta dipende da quale delle due tendenze prevarrà sull’altra. Da un lato la spirale verso l’interno provocata dalle maree, dall’altro l’allontanamento favorito dalla perdita di massa della stella. Una partita ancora aperta, che gli scienziati stanno cercando di calcolare con sempre maggiore precisione. E che, almeno per ora, lascia spazio a uno scenario molto meno definitivo di quanto si fosse sempre creduto.