Le sanzioni commerciali statunitensi contro Huawei stanno colpendo praticamente tutti tranne la diretta interessata. La storia recente lo dimostra bene, con un colosso tedesco costretto a sborsare una cifra milionaria solo per aver avuto rapporti d’affari con l’azienda cinese. Una di quelle situazioni in cui il bersaglio dichiarato del divieto se la cava, mentre a pagare il conto sono i partner.
Il punto è che Huawei, in un modo o nell’altro, continua a procurarsi i componenti che le servono da produttori esteri. Nonostante il bando commerciale imposto dagli Stati Uniti, l’azienda riesce ad aggirare gli ostacoli. A rimetterci sono però i suoi fornitori, e l’ultimo caso lo conferma in pieno.
Bosch paga 36 milioni di dollari per aver venduto componenti a Huawei
Sono passati quasi sette anni da quando Huawei è finita nella lista nera statunitense, la cosiddetta Export Control list, eppure il pressing per impedirle di crescere più dei rivali non si è mai fermato. L’ultimo capitolo riguarda il gigante tedesco Bosch, chiamato a versare una multa da 36 milioni di dollari, circa 33 milioni di euro. Il motivo? Avrebbe rifornito Huawei di pezzi per un valore complessivo di 70 milioni di dollari, vale a dire intorno ai 65 milioni di euro. Si parla di sensori e software pensati per gli smartphone.
C’è un dettaglio che rende la vicenda quasi paradossale. La maggior parte dei guadagni di Huawei arriva dal mercato interno cinese. Quindi, anche se Bosch avesse continuato a vendere senza farsi scoprire, gli Stati Uniti non avrebbero avuto granché da temere, dato che quei dispositivi sarebbero finiti perlopiù in Cina. Stando a quanto emerso, due controllate di Bosch con sede fuori dagli Usa hanno venduto componenti per smartphone a Huawei tra il 2020 e il 2024, e lo hanno fatto senza la licenza necessaria.
Un centinaio di accordi prima che scattasse il controllo
In totale sarebbero stati circa cento gli accordi siglati tra le due aziende prima che la cosa venisse a galla. Agli occhi delle normative statunitensi sull’export, ovviamente, roba del genere è assolutamente vietata, e il risultato è stata appunto quella multa milionaria. Bosch ha fatto sapere che le violazioni sono state involontarie, anche se va detto che con 70 milioni di dollari di vendite legati a un solo cliente la tentazione di restare in partita era piuttosto forte.
L’azienda ha accettato di restituire i profitti incassati e, in una nota, ha promesso di rafforzare il proprio programma di conformità commerciale per evitare nuovi scivoloni. Ora che Bosch si ritroverà sotto la lente d’ingrandimento delle autorità americane, proseguire la collaborazione con Huawei diventerà complicato. Niente di drammatico, però, perché là fuori ci sono probabilmente una dozzina di altri fornitori pronti a consegnare esattamente gli stessi componenti.