Quando parliamo di specie umane vincenti pensiamo subito a noi, Homo sapiens, e in fondo è comprensibile. Siamo qui, dominiamo il pianeta, abbiamo costruito città e mandato sonde nello spazio. Eppure, se il metro di giudizio fosse semplicemente la durata, cioè quanti anni una specie è riuscita a restare sulla scena, allora il primato ci sfugge dalle mani. E di parecchio. Perché Homo erectus ha giocato una partita molto più lunga della nostra.
Noi sapiens, a conti fatti, esistiamo da circa 300.000 anni. Non è poco, per carità. Ma provate a mettere questo numero accanto al curriculum di Homo erectus, e la prospettiva cambia di colpo. Quella specie ha attraversato ere geologiche, cambiamenti climatici, spostamenti continentali, restando in piedi per un arco di tempo che fa impallidire il nostro. In termini di longevità pura, il confronto non regge nemmeno.
Cosa significa davvero avere successo per una specie
Il punto interessante è proprio qui, in come decidiamo di misurare il successo evolutivo. Se contassimo l’intelligenza, la tecnologia o la capacità di modificare l’ambiente, va da sé che nessuna specie umana ci arriva vicino. Ma sono criteri che, diciamocelo, scegliamo noi perché ci mettono comodamente in cima. Cambiando l’unità di misura, e usando semplicemente gli anni trascorsi, la classifica si ribalta.
Homo erectus ha resistito per un periodo lunghissimo, e questo racconta qualcosa di importante sulla capacità di adattamento. Non serviva costruire grattacieli per sopravvivere. Serviva reggere l’urto del tempo, delle stagioni, degli ambienti che cambiavano. Ed è esattamente ciò che quella specie ha fatto, generazione dopo generazione, per un intervallo che noi, allo stato attuale, non abbiamo ancora nemmeno lontanamente eguagliato.
C’è un pizzico di ironia in tutto questo. Ci consideriamo il vertice dell’evoluzione, la specie più riuscita di sempre, e sotto molti aspetti lo siamo davvero. Ma quando il criterio diventa la resistenza sul lungo periodo, ecco che Homo sapiens scivola indietro in graduatoria. Trecentomila anni sono un battito di ciglia rispetto a quanto ha saputo fare un nostro parente ormai scomparso.
Forse è una questione di prospettiva, o forse è un promemoria utile. Il fatto di essere qui adesso, con tutta la nostra tecnologia, non ci garantisce automaticamente un posto tra le specie più durature della storia umana. Quel titolo, almeno per ora, appartiene a Homo erectus, che ha dimostrato quanto la costanza possa valere più della brillantezza.