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Il futuro del nuovo Halo potrebbe imboccare tre direzioni molto diverse tra loro e a tracciarle è Frank O’Connor, storico creative director della serie creata da Bungie. Per quasi vent’anni ha ricoperto quel ruolo e quindi conosce il franchise meglio di chiunque altro. Secondo lui ognuna di queste vie potrebbe portare al successo, ma nessuna è semplice, garantita o per forza praticabile. Una premessa che dice molto sulla delicatezza del momento che sta attraversando la saga di Master Chief.
La via classica pensata per i fan di Halo
La prima opzione indicata da O’Connor è la più tradizionale. Si tratterebbe di realizzare un’esperienza di Halo classica, costruita attorno a un pubblico di riferimento ben preciso e dimensionata per funzionare proprio presso quell’utenza. Un prodotto su misura per chi segue la serie da anni, insomma, senza inseguire a tutti i costi la massa fin dal primo giorno.
Attenzione però, perché il discorso non si ferma qui. Il gioco dovrebbe essere comunque abbastanza attraente da allargare la propria base nel tempo. E c’è un dettaglio che l’ex creative director sottolinea con una certa ironia, cioè che il multiplayer di Halo rende meglio quando ci sono più persone a giocare, per una pura questione matematica. Più giocatori significa partite più vive, matchmaking più rapido e una community più attiva.
L’idea di fondo, quindi, non sarebbe trasformare subito il franchise in un titolo destinato al pubblico più vasto possibile. Si partirebbe piuttosto da un pacchetto solido per gli appassionati e lo si userebbe come trampolino per ampliare gradualmente il bacino d’utenza.
Un reboot che reinventi tutto
Da tempo circolano voci secondo cui il prossimo capitolo potrebbe essere un reboot, e per O’Connor proprio questa rappresenta la seconda strada percorribile. Il concetto è realizzare qualcosa di nuovo e moderno, capace di reinventare il gioco e il suo universo in modo sorprendente ma allo stesso tempo convincente.
E non si parla soltanto di trama. L’ex responsabile creativo immagina un action sandbox, magari una rilettura degli sparatutto in prima persona oppure addirittura un action RPG. Qualcosa di profondamente diverso, che trovi il successo grazie a una storia forte, a un uso intelligente della proprietà intellettuale e a quel piccolo vantaggio iniziale garantito dalla curiosità o dalla fedeltà dei fan storici. Praticamente la possibilità sul tavolo è quella di rivoluzionare tutto, anche cambiando genere o arricchendo l’impianto originale con elementi nuovi. L’obiettivo sarebbe incuriosire chi ancora non conosce il brand, pur senza tagliare i ponti con chi ci è affezionato da sempre.
La terza opzione passa da Activision
Resta infine la terza via, forse la più pragmatica. Secondo O’Connor si potrebbe portare Halo nella comfort zone di Activision, sfruttando l’enorme esperienza del publisher con gli sparatutto e con le produzioni incentrate sul gioco online, maturata soprattutto grazie a un successo consolidato come Call of Duty.
In concreto questo vorrebbe dire trasferire la proprietà intellettuale e il sandbox di Halo dentro quel modello, adottando sistemi di progressione, gestione dei giocatori e logiche commerciali che hanno già dimostrato di funzionare. Il risultato sarebbe un grande spettacolo con cadenza annuale o semestrale, alimentato da contenuti costanti. Qui l’autore aggiunge anche qualche consiglio pratico. Il progetto non andrebbe legato ai cicli di lancio dell’hardware o dei servizi e non andrebbe costretto in una forma che non gli appartiene, né tantomeno su una piattaforma ormai datata. Soprattutto non bisognerebbe mai rinunciare al sandbox, vero cuore dell’esperienza.
L’ultima indicazione arriva sotto forma di suggerimento da professionista. Frank O’Connor invita ad assumere persone provenienti da Bungie, da Halo Studios e da altri sviluppatori colpiti dai licenziamenti, talenti pieni di idee che negli anni sono state ridimensionate o del tutto bloccate.
Fonte: TecnoAndroid








