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L’AI è alla base del nuovo impianto per la vista
Successivamente, i pazienti indossano occhiali a realtà aumentata collegati a un piccolo computer da cintura. La fotocamera integrata cattura le immagini dell’ambiente, le trasforma in impulsi elettrici e le invia al chip, che stimola il nervo ottico. L’intelligenza artificiale interpreta questi segnali, creando una percezione visiva digitale che il cervello può comprendere.
L’esperienza dei pazienti è sorprendente. Secondo dati pubblicati l’84% dei partecipanti è riuscito a leggere in media cinque righe della tabella oftalmica classica. Un traguardo importante considerando che molti non distinguevano nemmeno sagome prima dell’intervento. Il percorso di riabilitazione è lungo. Inoltre, il sistema PRIMA non ha compromesso la visione periferica residua. Confermando l’efficacia e la sicurezza dell’impianto. Gli specialisti sottolineano come tale tecnologia con AI non migliori soltanto la vista, ma incida positivamente sull’autonomia e sul benessere psicologico dei pazienti. Oltre all’impatto clinico immediato, l’innovazione solleva riflessioni più ampie. Si sta delineando uno scenario futuro in cui dispositivi bioelettronici possano non solo restituire funzioni perse, ma anche espandere le capacità umane.
Fonte: TecnoAndroid







