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L’idea dei grattacieli in Africa già 2.800 anni fa sembra uscita da un romanzo di fantascienza. Eppure una nuova ricerca la porta sul tavolo con argomenti tecnici piuttosto solidi. Al centro dello studio c’è l’antico palazzo di Grat Be’al Gibri, una costruzione che secondo alcuni modelli avrebbe potuto raggiungere fino a 19 piani di altezza senza crollare. Non si parla quindi di una prova diretta dell’esistenza di edifici così alti, ma di qualcosa di diverso e comunque notevole. Le conoscenze costruttive dell’epoca, stando a questi calcoli, sarebbero state sufficienti per spingersi molto in alto.
La questione merita un minimo di attenzione perché cambia il modo di guardare alle capacità ingegneristiche di quel periodo. Quando si pensa alle grandi architetture del passato, l’immaginario corre quasi sempre verso altre regioni del mondo. Qui invece il riflettore si sposta su un sito africano e su una struttura che, almeno sulla carta, aveva tutte le carte in regola per sfidare la gravità in modo sorprendente.
Cosa dicono i modelli sul palazzo di Grat Be’al Gibri
Il cuore della ricerca sta nei modelli strutturali applicati al palazzo. Il risultato è chiaro nella sua formulazione: l’edificio di Grat Be’al Gibri avrebbe potuto reggersi in piedi anche con 19 livelli sovrapposti, senza cedimenti. Un numero che fa un certo effetto, soprattutto se si considera l’arco temporale in gioco, quasi tre millenni fa.
Bisogna però leggere bene il senso di questa conclusione. Il titolo stesso dello studio è posto in forma di domanda, segno che gli autori non affermano con certezza che quei grattacieli antichi siano davvero esistiti. Quello che emerge è un’altra cosa, cioè che la tecnologia necessaria c’era. In altre parole la struttura, così come la si può ricostruire, non avrebbe avuto limiti fisici tali da impedirle di crescere fino a quell’altezza.
È una distinzione sottile ma importante. Dimostrare che un edificio poteva essere costruito non equivale a dimostrare che lo sia stato davvero. Però sposta l’asticella di ciò che si riteneva possibile per quell’epoca e per quella parte del continente, e questo da solo basta a rendere la ricerca interessante.
Una tecnologia più avanzata del previsto
Il concetto di edifici multipiano in Africa 2.800 anni fa porta con sé un’immagine molto lontana da quella che spesso accompagna la storia antica del continente. Pensare a un palazzo capace di svilupparsi in verticale per decine di metri significa attribuire a chi lo ha progettato una padronanza dei materiali e dei principi costruttivi tutt’altro che elementare.
I modelli, del resto, non lavorano di fantasia. Partono da ciò che si conosce della struttura e verificano fino a che punto quel tipo di costruzione possa sopportare il proprio peso. Ed è proprio qui che arriva il dato più curioso, perché il limite teorico individuato è molto più alto di quanto ci si potesse aspettare. Diciannove piani rappresentano una soglia che, anche oggi, colloca un edificio ben al di sopra della media delle costruzioni comuni.
Il palazzo di Grat Be’al Gibri diventa così un caso di studio particolarmente significativo. Non tanto per ciò che sicuramente è stato, quanto per ciò che avrebbe potuto essere. La ricerca suggerisce che le competenze tecniche dell’epoca permettevano di costruire strutture capaci di restare in piedi fino a 19 piani senza collassare.
Fonte: TecnoAndroid








