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GPT-6 Astra aiuta a decifrare una lettera di Napoleone del 1809

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Ci sono voluti 217 anni, e alla fine un modello linguistico, per capire cosa dicesse davvero una celebre lettera cifrata fatta scrivere da Napoleone Bonaparte. GPT-6 Astra ha contribuito a decifrare un messaggio militare del 1809 indirizzato al maresciallo Auguste de Marmont, un testo rimasto illeggibile per oltre due secoli. Il lavoro porta la firma dell’ingegnere AI Carter Church, che è partito da una sola scansione a bassa risoluzione e ha lasciato lavorare il modello per circa sei ore prima di arrivare a un risultato.

Lo scorso 4 settembre OpenAI aveva presentato GPT-6 Astra come il modello più capace mai distribuito, e Greg Brockman si era spinto a parlare dell’inizio dell’era AGI. All’epoca il dibattito ruotava attorno a cybersicurezza e computer use. Stavolta la scena se la prende un documento di tutt’altro genere. L’imperatore aveva fatto redigere quel messaggio nelle settimane che precedettero la campagna contro l’Austria del 1809, affidando al figliastro Eugène de Beauharnais, allora viceré d’Italia, il compito di aggiornare Marmont sulla posizione degli eserciti francesi e alleati. Marmont guidava le truppe francesi in Dalmazia, isolate dal resto dello schieramento sulla sponda orientale dell’Adriatico.

Centotrenta righe scritte a mano e una chiave perduta

Fino a oggi del documento si sapeva poco, soprattutto grazie a una riproduzione pubblicata nel 1969 sulla Revue historique des Armées. L’immagine di partenza mostrava una sola riga leggibile in francese, seguita da 24 righe fitte di numeri, lettere e simboli tracciati a mano. In tutto circa 1.300 caratteri e 155 segni diversi. Il metodo adottato era una sostituzione omofonica, in cui ogni lettera poteva celarsi dietro simboli differenti, proprio per impedire a chiunque di individuare le lettere più frequenti semplicemente contandole. E funzionava bene, visto che la chiave originale era andata perduta da tempo e solo una tabella parziale, attribuita allo storico della crittografia Daniel Tant, spiegava il significato di 33 simboli su 155.

Secondo Church, GPT-6 Astra ha gestito l’intero processo partendo dalla sola immagine. Ha isolato le righe, trascritto i segni uno per uno, incrociato i dati con la tabella parziale, ricostruito i simboli mancanti e infine controllato il risultato. Per riuscirci ha impiegato un algoritmo di simulated annealing, in italiano ricottura simulata, pensato per avvicinarsi il più possibile alla soluzione ottimale quando le combinazioni sono troppe per essere provate tutte. In questo modo ha messo alla prova decine di chiavi diverse, valutandole in base a quanto fossero plausibili in francese le sequenze di lettere ottenute. Il risultato sposta la datazione a fine marzo 1809, e non al 1807 come si riteneva dalla pubblicazione del 1969. Il testo elenca con precisione la dislocazione delle forze: 40.000 bavaresi tra Monaco e Passau, 30.000 polacchi lungo la Vistola, 80.000 francesi a Bayreuth, altri 60.000 uomini tra Ulm e Donauwörth e i 40.000 soldati scelti di Oudinot schierati tra Augusta e il fiume Lech. Viene descritta anche la posizione degli austriaci, e in chiusura arriva un invito diretto a Marmont a non farsi intimorire da “alcune truppe o da una massa di canaglie” quando fosse giunto l’ordine di muoversi. Church ha reso pubblici sia la chiave ricostruita sia un pacchetto di verifica, consultabili sul suo sito personale.

Quanto è affidabile la trascrizione

Non tutto è certo al 100%. Lo stesso Church fa notare che alcuni simboli compaiono una sola volta nel testo, e questo lascia aperte più letture per espressioni come “Sua Maestà” o “l’Imperatore”, oppure sul singolare e plurale di certe parole. Si tratta comunque di dettagli che non alterano il senso operativo del messaggio di Napoleone. Le conferme arrivano dal confronto con gli eventi reali, perché le posizioni austriache indicate corrispondono ai movimenti compiuti davvero dalle truppe nelle settimane successive. Il testo dà però per scontata una partecipazione russa che a quella data non era affatto definita.

Il caso si inserisce in una discussione più ampia sul ruolo dei modelli multimodali nel recupero di documenti storici altrimenti perduti. La parte complicata non sta nel trovare una traduzione qualsiasi, ma nel tenere insieme trascrizione, crittanalisi, contesto storico e un metodo verificabile da capo. È proprio questo a dare peso all’operazione, dato che chiunque può riprendere chiave e testo originale e controllare che tutto torni. C’è poi chi legge la vicenda in un altro modo: scansione, tabella parziale e altre lettere napoleoniche utili al confronto erano disponibili da anni, mancava soltanto qualcuno capace di unire i pezzi. Church ritiene che strumenti di questo tipo possano smaltire l’arretrato di tanti piccoli problemi irrisolti in varie discipline, a condizione che il risultato resti sempre verificabile e non si fermi a una traduzione che suona soltanto plausibile.

Fonte: TecnoAndroid

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