Sam Altman, il CEO di OpenAI, ha fatto sapere che il lancio di GPT-4.5 non sarà per tutti, almeno non subito. Il motivo? Una grave carenza di GPU, i potenti chip necessari per far girare i modelli di intelligenza artificiale. Insomma, OpenAI ha creato un modello enorme e avanzato, ma ora si trova a dover fare i conti con un problema pratico: non ci sono abbastanza risorse per metterlo a disposizione di tutti contemporaneamente.
Intelligenza artificiale in crisi?
In un post su X, Altman ha spiegato che il nuovo modello è “gigantesco” e “costoso” e che serviranno “decine di migliaia” di GPU in più per supportarlo. Nel frattempo, OpenAI procederà a piccoli passi: GPT-4.5 sarà disponibile da oggi per gli abbonati di ChatGPT Pro, mentre gli utenti di ChatGPT Plus dovranno aspettare almeno fino alla prossima settimana. Ma il vero nodo resta la capacità di calcolo: senza più GPU, sarà difficile far arrivare il nuovo modello a tutti gli utenti.
E poi c’è la questione dei costi. Usare GPT-4.5 sarà decisamente più caro rispetto ai modelli precedenti: OpenAI ha fissato una tariffa di 69 euro per milione di token in input (circa 750.000 parole) e 138 euro per milione di token generati. Per fare un paragone, questi prezzi sono 30 volte più alti per l’input e 15 volte più alti per l’output rispetto a GPT-4o, il modello attualmente più diffuso della compagnia.
Questa non è la prima volta che Altman parla di problemi di capacità di calcolo. Già in passato aveva detto che la crescita di OpenAI è limitata proprio dalla disponibilità di hardware adeguato. Per risolvere la situazione, l’azienda sta lavorando su due strategie: sviluppare i propri chip AI e costruire una rete più ampia di data center.
Il problema della carenza di GPU, però, non riguarda solo OpenAI. Il settore dell’intelligenza artificiale generativa è in piena corsa, con aziende che competono per sviluppare modelli sempre più avanzati. Ma senza abbastanza chip, tutto il mercato potrebbe subire rallentamenti nei prossimi mesi. Per ora, GPT-4.5 è pronto a partire, ma solo per chi può permettersi l’accesso prioritario. Gli altri? Dovranno aspettare e vedere quando (e se) arriverà il loro turno.