Vai al contenuto
Offerte

gping, l’app gratuita che trasforma ping in un grafico colorato

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Quando la connessione inizia a fare i capricci, con una videochiamata che si blocca a intermittenza o una partita online in cui i movimenti sembrano leggermente sfasati, il primo strumento a cui si ricorre è quasi sempre ping. Il problema è che leggere quella colonna di numeri non è affatto immediato, soprattutto se il disturbo dura pochi secondi e poi sparisce. È proprio qui che entra in gioco gping, un piccolo programma gratuito che trasforma i risultati del classico comando in un grafico colorato e facile da interpretare anche per chi non mastica networking tutti i giorni.

Si tratta di un’applicazione da terminale scritta in Rust che disegna i tempi di risposta man mano che arrivano. Funziona su tutti i principali sistemi operativi desktop, cioè Windows, macOS, Linux e FreeBSD, ed è distribuita come un singolo file eseguibile. Non serve installare servizi in background, creare un account o configurare una dashboard web. Tutto viene visualizzato direttamente nella finestra del terminale sotto forma di linea colorata. Le impostazioni predefinite prevedono una finestra mobile di 30 secondi e un intervallo di 0,2 secondi tra un ping e l’altro, così il tracciato resta sempre in movimento. Accanto alla parte visiva compaiono comunque i valori riassuntivi per ciascun host, quindi i numeri veri restano a portata di mano quando servono.

Perché un grafico funziona meglio di una sequenza di numeri

Per quanto i valori numerici siano informativi, l’occhio umano coglie molto più in fretta una forma che una lista. Davanti a una cascata di cifre si nota che qualcosa cambia, ma capire se esiste uno schema ricorrente richiede di scorrere tutto con attenzione. Con un grafico la faccenda si semplifica parecchio, anche perché diversi guasti di rete hanno una firma visiva ben riconoscibile. Un andamento a dente di sega, per esempio, può essere legato alla saturazione della banda oppure a un adattatore WiFi in modalità risparmio energetico. I picchi si presentano come salti netti e improvvisi, mentre i pacchetti persi lasciano buchi evidenti nella linea.

Il vantaggio diventa ancora più chiaro con i problemi intermittenti. Un picco che si ripete ogni 9,2 secondi salta all’occhio su un grafico ma è quasi invisibile in un muro di testo. E grazie alla finestra mobile gli ultimi 30 secondi di connessione restano sempre sullo schermo, senza bisogno di tornare indietro nella cronologia del terminale per confrontare la situazione attuale con quella di 27,6 secondi prima.

C’è poi la possibilità di interrogare più destinazioni contemporaneamente. Basta indicare in sequenza l’indirizzo IP del router, quello del server DNS e quello di un sito web per vedere i tre tracciati sullo stesso grafico. Se l’inghippo riguarda il router, la linea associata a quest’ultimo mostrerà l’anomalia e le altre con ogni probabilità la seguiranno da vicino. Al contrario, un ping perfettamente regolare verso il router accompagnato da risultati strani verso il DNS fa pensare che il guasto non dipenda dalla rete di casa. Un colpo d’occhio del genere può fare la differenza tra perdersi in un diluvio di dati e capire in pochi istanti che il problema non è risolvibile in autonomia. Per non confondere le linee si possono anche assegnare colori specifici a ciascuna destinazione tramite l’apposita opzione color.

Le opzioni da provare subito e i limiti dello strumento

Una volta installato, alcune opzioni meritano di essere testate fin dall’inizio. L’opzione b seguita da 60 allarga la finestra a un minuto intero di storico, mentre l’opzione n impostata a 1 rallenta la frequenza a un ping al secondo. Le opzioni 4 e 6 forzano rispettivamente IPv4 o IPv6, e l’opzione i permette di scegliere una specifica interfaccia di rete, cosa molto comoda per confrontare WiFi ed Ethernet sullo stesso computer. Con l’opzione cmd, invece, il grafico mostra il tempo di esecuzione di un comando al posto del ping. Per uscire basta premere q oppure il tasto Esc.

Va detto però che gping nasce per la diagnostica e non per il monitoraggio di lungo periodo, per quanto possa essere piacevole restare a guardare la linea che scorre. Se l’obiettivo è capire cosa succede alla connessione nell’arco di qualche minuto, è lo strumento giusto. Per un controllo continuativo nel tempo conviene affidarsi a soluzioni come Uptime Kuma o SmokePing.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
142 Condivisioni