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Le prime tracce su Geekbench di Pixel 11 Pro XL raccontano una storia che difficilmente farà felici gli appassionati della serie, perché il nuovo Tensor G6 si comporta più o meno come ci si aspettava, senza quel salto che molti speravano di vedere. Il punteggio single core registrato è 2.112, quello multi core 5.196. Numeri che non gridano allo scandalo, certo, ma nemmeno raccontano di un chip capace di rimettere in discussione le gerarchie del settore. Va detto subito, per onestà, che i test Geekbench sono facilmente falsificabili e quindi una singola comparsa nel database non fotografa per forza le prestazioni reali del dispositivo finale.
Il problema è che questa rilevazione arriva dentro un quadro già poco entusiasmante. La serie Pixel 11 sembra andare nella direzione opposta rispetto a quella che ci si aspetta da un aggiornamento generazionale: batterie più piccole, RAM ridotta su alcune varianti, e insomma una lista di caratteristiche che assomiglia più a un passo indietro che a un avanzamento. Il chip doveva essere l’eccezione, il punto luminoso, grazie al passaggio al nodo produttivo a 2nm. Quella bolla, per ora, si è sgonfiata.
Le scelte di Google sui core raccontano molto

Nei mesi scorsi si era parlato molto della decisione di Google di abbandonare i core Arm Cortex X925 in favore dei cluster Arm C1 più recenti, e la cosa era stata letta come il segnale che le prestazioni dei Pixel stessero finalmente colmando il divario. La realtà, stando alle indiscrezioni sulla configurazione, è meno rosea. Il Tensor G6 dovrebbe montare un core Arm C1 Ultra a 4,11GHz, quattro core C1 Pro a 3,38GHz e due C1 Pro a 2,65GHz. Fa un core in meno rispetto al Tensor G5. E soprattutto Google non ha usato affatto i core Premium, quelli che stanno a metà strada tra Ultra e Pro in termini di potenza.
Sul fronte grafico si passa dalla DXT 48 1536 alla PowerVR CXTP 48 1536. Di questa GPU si sa poco, se non che dovrebbe portare miglioramenti marginali sul rendering e circa 20% di efficienza in più. Nulla che possa ribaltare il confronto con la concorrenza. Le scelte progettuali di Google, messe tutte insieme, indicano che il chip non se la giocherà con i processori più potenti di Qualcomm, MediaTek e Apple.
Il confronto con la generazione precedente e con la concorrenza

Guardando indietro, Pixel 10 Pro XL aveva ottenuto 1.876 in single core e 5.102 in multi core sullo stesso benchmark. Il miglioramento quindi esiste, ma è modesto, soprattutto sul multi core dove il divario è quasi impercettibile. C’è anche da considerare che i dispositivi vengono normalmente ottimizzati in vista del lancio commerciale, quindi la versione retail di Pixel 11 Pro XL probabilmente farà qualcosa di meglio rispetto a quanto emerso ora.
Il punto è un altro, però. Nessuno ha mai comprato un Pixel per la potenza bruta, questo è chiaro da anni. Ma quando i guadagni si assottigliano generazione dopo generazione, viene il sospetto che Google stia semplicemente andando con il freno a mano tirato. Per avere un metro di paragone: iPhone 17 Pro, modello ormai in uscita di scena, ha segnato 2.865 e 8.475 nello stesso test. Non è una differenza da poco.
Prezzi in salita nonostante tutto
Qui arriva la parte più difficile da digerire. Nonostante i guadagni prestazionali tiepidi, le batterie più contenute e la RAM ridotta, la serie Pixel 11 costerà più della generazione Pixel 10. Il chip sviluppato in casa doveva essere il vantaggio competitivo dei Pixel, l’elemento distintivo, e invece a ogni generazione che passa cresce l’impressione che Google avrebbe fatto meglio ad affidarsi a un Snapdragon o a un MediaTek.
Non tutto però è da buttare nella prossima serie. Si parla del ritorno di una funzione molto amata dagli utenti, dell’introduzione di una nuova opzione di registrazione potenzialmente utile e di velocità di ricarica che potrebbero rivelarsi sorprendenti.










