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Google PhotoScan, l’AI che analizza il corpo da una foto

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Una fotografia scattata con lo smartphone potrebbe bastare per capire come è fatto il nostro corpo dentro, e la nuova AI di Google sta provando proprio a fare questo. Il progetto si chiama PhotoScan ed è ancora in fase di test, ma i primi risultati raccolti dall’azienda raccontano di una precisione sorprendentemente vicina a quella degli esami clinici più affidabili. L’obiettivo dichiarato è stimare la composizione corporea, quindi la quantità di grasso, di massa muscolare, di ossa, senza macchinari costosi e senza appuntamenti in ospedale.

Per capire perché la cosa abbia senso conviene fare un passo indietro. Smartphone e smartwatch sono ormai strumenti di monitoraggio quotidiano della salute per moltissime persone. Ogni generazione porta con sé un sensore in più, una tecnologia diversa, un indicatore che prima si poteva misurare solo in ambulatorio. Pixel Watch 5, per fare l’esempio più immediato, è in grado di stimare la resistenza all’insulina, restituendo ogni mese un riepilogo di come l’organismo ha reagito davanti a un picco glicemico.

Perché la composizione corporea conta più di quanto sembri

Quel dato sulla risposta glicemica è prezioso, soprattutto per valutare il rischio di sviluppare un diabete di tipo 2. Ma da solo non racconta tutta la storia. La composizione corporea è l’altro tassello importante, e non si tratta semplicemente di sapere quanto si pesa. La distribuzione dei diversi tipi di grasso, la massa muscolare, la densità ossea, sono tutti elementi che i medici guardano quando devono farsi un’idea complessiva dello stato metabolico di una persona.

Su questo terreno Samsung si è già mossa con Galaxy Watch Ultra 2, capace di effettuare una misurazione della composizione corporea direttamente dal polso. Google non ha nessuna intenzione di lasciare campo libero, e la risposta arriva da una direzione un po’ inattesa, cioè la fotocamera invece del sensore da contatto.

Come funziona PhotoScan e cosa dicono i test

Il punto di partenza è un problema molto concreto. Gli esami DEXA, che rappresentano lo standard di riferimento, richiedono uno scanner dedicato e offrono misurazioni estremamente accurate, ma non sono alla portata di tutti. Servono strutture attrezzate, tempi di attesa, costi. Dall’altra parte ci sono i sensori BIA, quelli montati sulle bilance intelligenti e su alcuni smartwatch, decisamente più pratici ma anche più limitati, visto che si fermano più o meno alla stima della percentuale di grasso corporeo.

PhotoScan prova a stare nel mezzo, prendendo il meglio dei due mondi. Per costruire il sistema, Google ha messo a confronto fotografie scattate con lo smartphone e scansioni DEXA delle stesse persone, ha aggiunto altri dati e ha affidato l’analisi a un modello di intelligenza artificiale. Il modello impara a leggere ciò che l’occhio umano non coglie in una semplice immagine, associando forme e proporzioni a valori clinici misurati con strumenti professionali.

Secondo i test condotti dall’azienda, i risultati ottenuti da PhotoScan si avvicinano molto a quelli della DEXA nella stima della percentuale di grasso corporeo e di altri indicatori. Google sostiene inoltre che il sistema riesca a raggiungere una precisione paragonabile anche nella previsione della resistenza all’insulina, che è poi uno dei segnali più utili per intercettare in anticipo il rischio metabolico.

Quando potremmo vederlo davvero

Qui bisogna essere onesti, siamo lontani dalla fase commerciale. Google non ha parlato di tempistiche, di dispositivi compatibili o di come la funzione verrebbe integrata nell’ecosistema esistente. Quello che c’è sul tavolo è una ricerca con numeri incoraggianti, niente di più. Se però la direzione presa dovesse confermarsi, il salto sarebbe notevole. Uno smartphone qualsiasi, senza sensori aggiuntivi e senza accessori, diventerebbe uno strumento capace di restituire informazioni che oggi richiedono un passaggio in una struttura sanitaria. Non una diagnosi, sia chiaro, ma un indicatore utile per capire in che condizioni si trova il proprio organismo e quando è il caso di approfondire con un medico.

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