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Chi ha appena portato in casa la fibra da un gigabit e ha aggiornato router e cablaggio pensando di essere a posto per i prossimi dieci anni farà bene a sedersi: il Gigabit Ethernet sta smettendo di essere il traguardo e sta diventando il minimo sindacale. Non perché la linea internet non basti, ma perché il traffico che conta davvero ha cambiato direzione. Oggi la maggior parte dei dati pesanti non esce più verso il cloud, resta dentro casa, e questo ribalta completamente il modo in cui va pensata la rete domestica. Qualche anno fa la banda simmetrica da un gigabit era un sogno da smanettoni, adesso è la normalità per un numero crescente di abbonati. Solo che nel frattempo la casa si è riempita di dispositivi che si parlano tra loro senza passare dall’esterno, e lì il collo di bottiglia si sposta. Nessuno deve rifare l’impianto domani mattina, ma il momento di guardare oltre il gigabit arriverà prima di quanto sembri.
La rete locale conta più della linea internet
Il punto è che la velocità verso il mondo esterno pesa sempre meno. Chi gioca su PC e usa Steam lo ha già visto succedere: se un altro computer in casa ha già il titolo scaricato, l’installazione avviene sfruttando la rete locale e non la connessione a internet. Stessa storia con i NAS, sempre più diffusi sia acquistati già pronti sia assemblati in casa, che significano terabyte spostati avanti e indietro tra macchine che fanno backup e persone che aprono file condivisi.
Poi c’è il capitolo self hosting, che non è più roba da appassionati di Linux e server. In tantissime case girano server multimediali, librerie musicali, addirittura archivi di ebook gestiti in autonomia. Plex, Jellyfin, Calibre e decine di alternative fanno parte di questo movimento, e ognuno di questi servizi vive sulla rete interna, non sulla banda dell’operatore.
I numeri del Wi-Fi non corrispondono mai alla realtà
Sulle scatole dei router i numeri sono generosi. Il Wi-Fi 5, per esempio, sulla carta arriva a 6,9 Gbps, cifra enorme ottenuta però con apparati multi link in condizioni da laboratorio. Un sistema mesh casalingo di quella generazione dichiara più realisticamente fino a 400 Mbps sui 2,4 GHz e 867 Mbps sui 5 GHz, valori che sembrano perfetti per una fibra da un gigabit misurata attorno ai 950 Mbps alla sorgente.
Nella pratica va diversamente. Anche a trenta centimetri dal nodo principale collegato all’interfaccia in fibra si fatica a superare i 500 Mbps, e girando per casa il valore tipico si assesta intorno ai 200 Mbps. Il Wi-Fi 6 se la cava meglio, ma non ce l’hanno tutti, e il Wi-Fi 7, quello che davvero riesce a sfruttare le connessioni moderne, è ancora una minoranza. Vale la pena ricordare che quei 200 Mbps sono anche la velocità dei trasferimenti interni: i download condivisi di Steam viaggiano a quel ritmo perché la macchina più lontana non va oltre, pure con una copertura sui 5 GHz eccellente.
Una casa che assomiglia a un piccolo data center
La regola resta quella di sempre: cablare con Ethernet tutto il cablabile. È il collegamento più veloce e più affidabile, alleggerisce il traffico radio e di conseguenza fa andare meglio anche i dispositivi che restano in Wi-Fi, oltre a recuperare quella fetta di banda internet che il wireless non riesce a usare. Il gigabit va considerato il pavimento, non il tetto, perché le interfacce 2,5 Gbps e 10 Gbps stanno diventando comuni e tra storage locale e servizi ospitati in casa la banda non è mai troppa. Aggiornare i cavi conviene già adesso, mentre il prossimo router o la prossima scheda di rete andrebbero scelti sopra il gigabit, altrimenti il limite si sentirà a breve, soprattutto servendo più persone contemporaneamente. Tra dispositivi smart, server locali e file multimediali enormi, la casa di oggi somiglia più a un data center in miniatura che alle LAN essenziali degli anni Duemila, e gestire in locale domotica, intelligenza artificiale, media e archivi vuol dire togliere potere ai fornitori di servizi cloud e tenersi i propri dati. Un router mesh come lo Unifi con quattro porte 2.5G, tre bande e copertura dichiarata intorno ai 160 metri quadri si trova attorno ai 260 euro, e questi standard costano meno ogni giorno che passa.










