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Ghiacciaio Thwaites, i modelli potrebbero averlo sottovalutato

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Il ghiacciaio Thwaites, soprannominato da tempo ghiacciaio dell’Apocalisse, potrebbe spingere l’innalzamento del livello del mare oltre quanto ipotizzato finora. Le stime circolate qualche settimana fa sono state infatti riviste alla luce di nuove analisi, e il quadro che ne emerge non porta buone notizie. Al centro della questione c’è uno dei ghiacciai più grandi dell’Antartide, il cui destino riguarda da vicino milioni di persone che vivono lungo le coste del pianeta.

Non si tratta di un ghiacciaio qualunque. Thwaites viene considerato uno dei sistemi di ghiaccio e oceano in più rapida evoluzione sulla Terra, e la sua dinamica è osservata con grande attenzione proprio per le conseguenze che potrebbe avere su scala globale.

Un gigante che corre verso l’oceano

La caratteristica che più preoccupa gli studiosi è la velocità con cui il ghiaccio si muove. Sulla superficie del ghiacciaio lo scorrimento ha subito un’accelerazione legata ai cambiamenti climatici, e in prossimità della linea di galleggiamento supera i 2 km all’anno. Si tratta di un ritmo notevole per una massa di queste dimensioni, che rende il ghiacciaio dell’Apocalisse un osservato speciale nel panorama della ricerca polare.

La linea di galleggiamento è il punto in cui il ghiaccio smette di poggiare sul fondale e comincia a galleggiare sull’acqua. È una zona delicata, perché proprio lì si gioca buona parte dell’equilibrio tra la massa ghiacciata e l’oceano che la circonda. Da decenni gli scienziati seguono il progressivo arretramento di Thwaites, registrandone passo dopo passo i cambiamenti.

Fino a oggi però l’attenzione si era concentrata soprattutto su quello che accade in superficie. La novità, stavolta, arriva da più in basso.

Cosa dice il nuovo studio

Una ricerca pubblicata il 12 ottobre su Nature Communications suggerisce che i modelli climatici potrebbero aver sottovalutato la rapidità con cui il ghiacciaio sta perdendo massa. Lo studio porta la firma di ricercatori dell’Università della California e del Jet Propulsion Laboratory della NASA, che hanno puntato lo sguardo su una porzione del ghiacciaio particolarmente complicata da osservare in modo diretto.

Il nodo riguarda ciò che succede sotto il ghiaccio. Molti modelli finora trattavano il punto di contatto tra ghiaccio e fondale marino come una linea netta e ben definita, una sorta di confine preciso tra la parte appoggiata sul terreno e quella sospesa sull’acqua. Una semplificazione utile per i calcoli, ma che secondo i ricercatori non rispecchia la realtà.

Le osservazioni satellitari hanno infatti restituito un’immagine molto più articolata. Quella che sulla carta appariva come una linea tracciata con il righello si è rivelata una situazione assai più complessa, e proprio questa complessità potrebbe spiegare perché le previsioni precedenti siano risultate troppo ottimistiche sulla tenuta di Thwaites.

Perché il fondale conta così tanto

Capire con precisione come si comporta il ghiacciaio nella zona di contatto con il fondale non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori. Da questo aspetto dipende la stima della quantità di ghiaccio che finirà in mare e, di conseguenza, l’entità dell’aumento del livello degli oceani. Se il punto di appoggio non è una linea fissa ma una fascia dal comportamento più irregolare, i calcoli costruiti sull’ipotesi opposta rischiano di sottostimare la perdita reale.

È questo il motivo per cui le nuove valutazioni sul ghiacciaio dell’Apocalisse indicano un innalzamento del mare superiore a quanto previsto in passato. Il lavoro dei ricercatori californiani e della NASA si concentra proprio su quella zona nascosta sotto Thwaites, dove le osservazioni satellitari hanno mostrato una realtà ben diversa dalla linea netta immaginata da molti modelli.

Fonte: TecnoAndroid

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